lunedì 16 dicembre 2013

Le ricette della mamma

A ventiquattro anni dalla prima uscita, Panozzo Editore pubblica una nuova edizione di un classico della cucina: Pronto? Mamma come di fa? Le ricette della mamma, l'ABC della cucina di Giuliana Tavani, il primo volume della serie I quaderni neri di cucina.
50 ricette per il pranzo e la cena di tutti i giorni, scritte da una mamma su un quaderno di quelli di una volta, nero con l'etichetta rossa, per la propria figlia che, divenuta 'grande', va a vivere da sola, perché possa riproporre le ricette di casa.


autore: giuliana tavani
isbn: 978-88-7472-216-7
euro: sei
pp. 64
acquistalo ora!

venerdì 6 dicembre 2013

Il segreto della tagliatella
di Luca Ioli

Tagliatelle della Delinda
Qui in Romagna non si può sbagliare: sulla tagliatella nascono e muoiono le fortune dei ristoranti, si fanno chilometri senza battere ciglio per mangiare 'quel' piatto di tagliatelle, spesso si dice andiamo a mangiare due tagliatelle invece di andiamo a mangiare fuori.

mercoledì 4 dicembre 2013

Spiedini di polpette di pollo / Ricetta di Claudia

Ricetta di CLAUDIA

Oggi vorrei proporre un grande classico della cucina, le polpette, ma leggermente rivisitate. Innanzitutto perché la carne che utilizzo non è del semplice macinato già bello e pronto ma, e qui dovete farvi aiutare dal vostro macellaio di fiducia, della polpa di cosce e anche di pollo disossate. Il motivo di questa scelta è che sono nettamente più saporite del petto di pollo ed inoltre con le ossa che gentilmente il macellaio vi consegnerà insieme alla carne, potrete preparare un brodino che magari congelato vi tornerà utile per future preparazioni.

L’ispirazione per questa ricetta me l’ha data un libro di Jamie Oliver: per insaporire le polpette non usa tanti ingredienti ma solo della cipolla, io ho usato quella rossa, ma va benissimo anche la bianca o la bionda, che però rosola in un padella  con un po’ di olio e dei gambi tagliuzzati di prezzemolo a cui poi aggiunge infine l’aglio tritato.
A questo punto il gioco è fatto: basta mescolare (anche con le mani) il macinato di pollo con la cipolla e l’aglio rosolato ma fatti raffreddare, un giallo d’uovo, del pane grattugiato, delle foglie di prezzemolo tritato, sale e pepe.
Si preparano poi delle polpettine che sarebbe meglio lasciare riposare prima della cottura una mezz’oretta in frigorifero perché non solo si compattano ma si insaporiscono ben bene. Infine si cucinano in una padella antiaderente con poco olio: se le fate piccole si cuoceranno in brevissimo tempo.

Per un finger food divertente si possono infilare anche negli stuzzicadenti e servirli come spiedini per l’aperitivo.
Per un pasto consiglio in accompagnamento un’insalata di quinoa (o di farro) come quella della foto, con pinoli tostati, verdure grigliate e pomodorini confit, ma questa è un’altra storia.

polpettine di pollo
Ingredienti
250 g cosce e anche di pollo disossate
1 cipolla rossa media/piccola
pane grattugiato q.b.
prezzemolo

sale e pepe

martedì 19 novembre 2013

Focaccia rustica alle verdure / ricetta di Michela

Ricetta di MICHELA

Avete mai pensato di mangiare biologico e solidale? Se la risposta è no, questa ricetta è un buon motivo per iniziare. Sostenere un consumo responsabile rappresenta, oggi, un ottimo strumento per rafforzare le aziende che decidono di investire su una produzione biologica e quindi vicina alla natura, con metodi tradizionali, non industriali, ma è anche un utile mezzo per riappropriarci dei sapori antichi e che sanno di buono. Per preparare questa focaccia, protagonista della mia ricetta, ho utilizzato una farina integrale, per cui non raffinata e intatta nelle sue proprietà nutrizionali. Ho inoltre deciso di utilizzare per la prima volta del lievito madre, secco, di frumento.

Ingredienti
500 g di farina integrale EcoTerr
20 g di Lievito secco madre Molino Rosso
600 g di acqua tiepida
4-5 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di sale
zucchine, peperoni rossi, olive nere, pomodoro datterino Coop

Farina integrale
Preparazione
Mettete la farina in una terrina aggiungendo il lievito madre, mescolate aggiungendo il sale.
In un recipiente a parte, mescolate i liquidi: acqua tiepida e olio evo che andrete a incorporare gradualmente al solido. Impastate con le mani con una velocità graduale, in modo che la pasta prenda forma, risulti liscia, omogenea e non appicchi. Il segreto di un buon impasto è anche la sua lavorazione. Per cui non abbiate fretta di far lievitare la massa, cercate di scomporla e ricomporla più volte, battendo con forza e lavorando su un piano infarinato per almeno 10 minuti.

panetti a lievitare
Lievitazione
Avendo utilizzato un lievito non istantaneo, la lievitazione necessiterà di un tempo maggiore, in ogni caso è bene ricordare che questo rende l'impasto più digeribile e più sano evitando fastidi per chi la gusta; purtroppo per motivi di tempo non sono riuscita a far riposare la mia focaccia per più di 6 ore. Per creare una temperatura adatta, mi sono aiutata con il forno creando così le condizioni per una lievitazione priva di sbalzi di temperatura avendo cura di coprire il tutto con un canovaccio e dividendo l'impasto in due panetti.

Trascorso il tempo necessario, continuate a lavorare la pasta; ponetela su due teglie circolari e condite a piacere. 

datterini, peperoni, olive nere, zucchine e origano

zucchine, salsa di pomodoro, rosmarino e timo

In questa occasione, ho voluto omaggiare la Puglia, preparando una focaccia con del pomodoro datterino Coop a cui ho aggiunto peperoni, zucchine, olive nere e origano e un'altra condita con zucchine a rondelle, pochissima salsa di pomodoro spolverando rosmarino e timo in superficie. Cottura a 180°.
L'abbiamo spolverata in una serata. Buona cena.

giovedì 14 novembre 2013

Risotto zafferano e brie e poi polpettine / ricetta di Paoletta

Ricetta di PAOLETTA

Cara Fra, visto che mi serviva tanto brodo per i miei tanti cappelletti, ma non si può vivere solo di quelli, l'ho usato anche per fare un risotto zafferano e brie. Chiaramente il risultato finale sarà un risotto dal gusto molto forte...

Ridico velocemente i miei ingredienti per un bel brodo grasso e saporito (se no a casa non piace): scaletta, muscolo, gallina e osso, poi sedano, carote, cipolle, pomodori, gambi di prezzemolo, pepe in grani e coste di formaggio (ali di pipistrello e denti di coccodrillo... faceva molto calderone della strega!!!) e man mano aggiusto di sale. Solitamente non lo tengo su meno di tre ore e mezzo, ma se posso molto di più... cosa c'è di più bello di quel borbottio in cucina e quell'odore che si spande per tutta la casa... mi fa ritornare piccola... ah! il potere del cibo...

In un'altra pentola metto su un po' di burro con un po' di sale grosso (praticamente per cucinare uso solo quello e solitamente il sale di Cervia), quando il burro si è sciolto unisco la cipolla tritata, per il brodo mi piace quella bionda, la faccio appassire ben bene e poi aggiungo il riso (in questo caso ho usato il carnaroli, uno dei migliori per un buon risotto), lo tosto girandolo con il cucchiaio finché non si attacca e cambia colore, non so come altro spiegare il momento giusto... 
Poi aggiungo del vino, in questo caso ho aggiunto un bianco fermo e secco, (mi raccomando non usate tavernello o simili e neanche vini che sanno di tappo o che sono aperti da troppo... vi assicuro che la differenza si sente e il risotto risulterà poi acido!!! Usate un vino buono!!! Così già che siete lì potreste anche bervene un bicchiere mentre il riso si cuoce!), lascio sfumare e poi aggiungo il brodo: a me piace non filtrato un po' più ruspante, magari un po' meno bello da vedere, ma più autentico...

prima...
In un cucchiaino di brodo lascio sciogliere un po' di zafferano (mi erano rimasti dei pistilli comprati a Istanbul, ma vanno bene anche le bustine) e verso fine cottura del riso lo aggiungo, metto anche del brie tagliato, proprio all'ultimo minuto, poi spengo il fuoco, una bella macinata di pepe e manteco con una noce di burro e del parmigiano grattugiato.

e dopo lo zafferano!
Infine servo nei piatti decorando con i pistilli di zafferano rimasti e una fetta sottile di brie appoggiata sopra al risotto... buon appetito!

risotto zafferano e brie
P.S. Visto che l'altra volta con la carne rimasta dal brodo avevo fatto l'insalatina, questo giro ho fatto le polpettine: ho tritato la carne da brodo, ho unito parmigiano grattugiato, pangrattato, scorza di limone al naturale, noce moscata, uova e a piacere, se uno le vuole più saporite, aglio e prezzemolo tritato, amalgamo il tutto, possibilmente in palline piccole (così una tira l'altra), le friggo in un po' di olio di arachidi e poi... me le mangio!!!


polpettine!

domenica 10 novembre 2013

Casa Vissani

Sono state settimane intense sul lavoro e a ARE ERE IRE e ho trascurato Andarmangiando... oggi finalmente ho trovato un po' di tempo per scrivere una recensione che non volevo rimanesse in bozze :)

Abbiamo pensato e ripensato a questo pranzo per settimane: il primo assegno della pensione di Giorgio finalmente in arrivo, un ristorante stellato da provare. 
Inizialmente avevamo accarezzato l'idea di provare finalmente la Francescana, ma devo ammettere che semplicemente sfogliando il menu dal sito non eravamo riusciti a capirlo bene e abbiamo rinunciato - cosa di cui mi sono pentita nel momento stesso in cui ho sentito Massimo Bottura raccontare i suoi piatti in maniera del tutto informale e semiclandestina al Blogfest-.

Tutti e cinque però ci siamo trovati d'accordo su Vissani... e Vissani sia!
Siamo fortunati è una bella domenica di sole e il Tevere, quando si allarga nel lago di Corbara su cui si affaccia Casa Vissani, scintilla.


Arriviamo leggermente in anticipo sulla nostra prenotazione. Suoniamo al grande cancello chiuso: c'è sempre un leggero velo di soggezione quando si entra in un tempio della cucina...



L'accoglienza è cordiale, ci accomodiamo in salotto dopo essere passati accanto a un mobile-espositore ricco di caramelle, te, caffè, tisane, sigarette e sigari, anticipo di un dopo pranzo. Chiacchieriamo cercando di non perderci nella vasta carta dei vini in cerca di qualcosa da bere per l'aperitivo. Ci lasciamo consigliare una bollicina del vicino lazio dal sommelier, ottima - ma, colpa mia, ne ho dimenticato il nome!

Non abbiamo ancora finito il nostro calice che ci invitano a sederci a tavola.
Scegliamo tutti il menu autunnale, il più classico.
Il benvenuto della cucina mi mette subito alla prova: uno gnocco ripieno di coratella con pomodorini gialli, molto profumato e per i miei gusti troppo 'pungente' - per lo stesso motivo molto apprezzato dal resto del tavolo!

gnocco alla coratella

Strepitoso l'antipasto: tartara di tonno con fiocchi di peperoncino Caienna e porri con zucca gialla e melagrana.
La mia amica Paoletta mi sgrida perché dice che mangio sempre le stesse cose, ma questa volta non è colpa mia: il tonno è in menu e io non posso che esserne contenta e godermelo!

Tartara di tonno
In compenso a Casa Vissani mangio anche i funghi che di solito, se posso, evito: il risotto astice e finferli al rosmarino è delizioso.

risotto astice e finferli

Un pochino più scontato il secondo primo: vermicelli cacio e pepe lungo alla menta, anche se devo ammettere che sono cremosi  e speziati al punto giusto e che la foglia di menta ha il suo perché.

con i cacio e pepe passiamo dal grechetto al rosso di montefalco

Giunti ai secondi ci separiamo: io e Andrea sostituiamo il piccione allo spiedo con un carrè di vitella alla paprika dolce - leggermente insipido, ma molto molto tenero - servito sempre con fettunta e una zuppetta di legumi e scarola. A giudicare dai commenti dei miei commensali deduco che anche il piccione sia ottimo.

carrè di vitella

Il carrello dei formaggi è un'emozione, un vero vortice di profumi, ma la vera sorpresa è la scatola dei formaggi. Ce n'è una sola pronta e non ce la facciamo sfuggire, dividiamo ogni bocconcino in tre lasciando a mia madre solo il privilegio di scartare la scatola e al povero Giorgio neanche quello! Oltre a essere bellissima e molto originale, la scatola dei formaggi è veramente guduriosa, con tutti i suoi abbinamenti.

carrello dei formaggi

scatola dei formaggi

Per finire i dolci. La piccola pasticceria è sublime, persino più buona della sfogliatina alle more che prevede il menu.

un assaggio di piccola pasticceria

sfogliatina con more

Il giro in cucina - così bella e pulita che mangerei per terra! - e quello in cantina - meravigliosa - completano un pranzo molto piacevole.

uno scorcio di cantina

e uno di cucina

ss 448 Todi-Baschi km 6.600
0744 950206
www.casavissani.it
coperti 5
euro (appena trovo la ricevuta la pubblico!)
provato il 13/10/2013
voto :))

giovedì 31 ottobre 2013

Hummus di fava / ricetta di Paoletta

Ricetta di PAOLETTA

Cara Fra, per l'aperitivo come ricordo del recente viaggio in Grecia (sigh! Sigh! che malinconia!!!) ho voluto riproporre, grazie all'aiuto dello chef Giorgiò, cioè mio padre, l'hummus di fava, un po' rivisitato in una versione ancora più orientale... ti lascio prima la facilissima ricetta originale (una delle mille versioni, come sempre quando si parla di cucina: in questo caso la fava in questione dovrebbe nascere dal modo di cucinarle a Santorini e a delle fave particolari gialle che si trovano là).

Ingredienti
200 g di fave secche spezzate (in mancanza di quelle originali)
sale q.b.
cipolla rossa
olio q.b.

Procedimento
La sera prima, mettete in ammollo le fave. Il giorno dopo sciacquatele e mettetele in una pentola un po' alta, copritele a filo con acqua, salate e fate cuocere a fuoco lento mescolando ogni tanto finché le fave non siano tenere e l'acqua assorbita (se necessario aggiungetene un po').
Mescolate energicamente per ridurre le fave in purè; eventualmente regolate di sale.
Se preferite un purè più liscio, passate le fave con un frullatore ad immersione.
Servite tiepido o freddo, accompagnato da cipolla rossa affettata sottilissima, abbondante olio extra vergine di oliva, possibilmente buono e piccantino, e qualche goccia di limone spremuto...
Se poi accompagnate il tutto con un bicchiere di ouzo avrete la sensazione di essere là... sigh, sigh!!!

La versione riveduta per l'aperitivo invece è la seguente:

Ingredienti
500 g fave secche sgusciate
2 spicchi di aglio
¼ di cucchiaino di peperoncino piccante
½ cucchiaino di peperoncino dolce (se avete un padre come il mio sovvertirà sicuramente le dosi dei due cucchiaini e ne verrà fuori una versione più hot!!!)
½ cucchiaio di cumino
1 limone
olio qb (tanto)
sale qb

Procedimento
Lavate le fave e mettetele in una casseruola con l'aglio sbucciato, copritele sempre con abbondante acqua fredda e portate ad ebollizione, cuocete per un'ora e se c'è bisogno aggiungete un po' d'acqua calda.
Lavorate con la frusta o il magnifico, multiuso minipimer, salate e fate raffreddare.
Servite la crema con l'olio, le spezie e il limone a spicchi che poi spremerete all'occorrenza... Accompagnate con fettine di pane, ma soprattutto quando gli ospiti se ne sono andati e magari vi è rimasta un po' di fava, fate come me: dateci di cucchiaino... altro che nutella!!! Solo per i non amanti dei dolci come sono io!!!

Hummus di fave per l'aperitivo

sabato 19 ottobre 2013

Pierogi vegan al ragù di soia / ricetta di Michela

Io scrivo per Andarmangiando

 Ricetta di MICHELA









Di ritorno da un traing course made in Polska, ho pensato di re-inventare una tradizionale ricetta polacca: i pierogi. Provati per la prima volta 4 anni fa in quel di Cracovia, questo gustoso piatto mi ha da subito conquistato, forse per la sua tangibile parentela con la pasta di casa nostra, forse per il ripieno. Comunque sia è un piatto che si presta a mille e più modi per gustarlo, inoltre è facile liberare la fantasia per il ripieno.
Trattasi di ravioli di pasta che la ricetta originale prevede ripieni con formaggio e patate e una volta cotti saltati con del burro in padella.
Dico subito che non si tratta di codesta versione ma di un “proviamo a farli a mio modo”.
Primo tentativo, risultato inaspettato!
Ho deciso di creare l'impasto in versione vegan, mantenendo il ripieno tradizionale e di servirli insieme a del ragù di soia.

Ragù di soia
3-4 cucchiai di soia granulata
Brodo vegetale fresco
Salsa di pomodoro ciliegino
Carote, cipolla, sedano
Olio evo
Vino rosso

Come da istruzioni riportate sulla confezione, reidratate il granulare con del brodo caldo e attendete per qualche minuto che aumenti il suo volume originario.
Per la preparazione del ragù, rosolate con poco olio della cipolla con sedano e carota tagliati a cubetti.
Sul trito disponete la soia e irrorate con del buon vino rosso, io ho usato del Nero d'Avola e ancora ho in testa l'aroma che gli ha donato.
A fiamma vivace fate in modo che evapori.
Successivamente aggiungete la salsa ciliegino bio, procedete nella cottura, aggiustate di sale fino a quando le verdure si saranno cotte.

Per la pasta ricetta per 2 persone
200 g di farina 0
Acqua tiepida q.b.
Sale q.b
Olio evo

Il procedimento consta di un primo step dove disporrete la farina a fontana;
successivamente versate l'acqua, l'olio e un pizzico di sale. L'impasto deve risultare liscio, elastico e duttile alla lavorazione. Dopo averlo lavorato, fatelo riposare per 30 minuti.

Ripieno
3 Patate di media grandezza
3-4 cucchiai di ricotta di pecora

Per il ripieno si deve semplicemente incorporare la ricotta alle patate, precedentemente lesse e ridotte in poltiglia.

Pierogi
Per ogni piccolo raviolo, prendete un pezzo della pasta ottenuta, stendetela su un piano infarinato, creando dei dischi sottili, ma non invisibili, mettete un po' del ripieno di patate e ricotta, dopodiché chiudetelo come illustrato nell'immagine e pressate sui bordi con l'aiuto di una forchetta.
Ultimate la ricetta bollendo i pierogi in acqua calda per 5-6 minuti.
Disponeteli con il ragù.
Buon Pranzo anzi Smacznego!!!

pierogi vegan al ragù di soia

martedì 15 ottobre 2013

Kentaro

Come sempre dobbiamo fare di testa nostra e se tutti vanno a Pesaro a mangiare giapponese al Wabi Sabi, noi andiamo al Kentaro! Non so come sia il tanto rinomatoWabi SAbi, ma sono molto soddisfatta del Kentaro.
Il locale è essenziale, tutto legno e bianco, carino. Pochi tavoli, un banco bar e uno di lavorazione del sushi e una piccola cucina, in fondo un dehors accogliente.
Arriviamo presto, su prenotazione, quando ancora c'è poca gente e ci accomodiamo dentro.

Molto gentile il personale, ci lasciamo consigliare.
Partiamo con un misto di sushi  e sashimi che comprende oltre a salmone e tonno rosso anche polipo, branzino, gamberi, capesante. 
Mi avvicino al banco di lavoro per vedere il cuoco che, con mani abili, compone il nostro piatto.
Ottimo da mangiare, bello da vedere!
sashimi

sushi

Proseguiamo, sempre dividendo ogni portata, con del tataki di pesce nella versione con l'aggiunta di riso: filetti di branzino, salmone e tonno rosso scottati  e conditi con una salsa di cui non saprei dire la provenienza, ma buona e briciole di tempura - divertente la varietà delle consistenze: il pesce che si scioglie in bocca, la tempura che scrocchia sotto i denti.
tataki di pesce

Sempre più convinti, proviamo anche un nanbanzuke: ciò salmone e branzino fritti e poi marinati con verdure, salsa di soia e aceto di riso - ottimo anche se più simile alla cucina cinese.
nanbanzuke

Infine non potevamo non provare la tempura di gamberi (2) e verdure - dopo esseremi ripresa dallo shoc di capire che anche prendendo due porzioni, senza chiedere alla cameriera di mettere una buona parola per noi, non saremmo riusciti a mangiare nemmeno un gambero a testa, devo ammettere che la tempura, oltre a fare sempre la sua figura, è davvero buona!
tempura di gamberi e verdure
Per chiudere i dolci: 
una pallina di gelato al te verde e una al sesamo nero - quello al sesamo buonissimo! -
e una porzione di kurogoma daifuku, un dolce di riso ripieno di marmellata di azuki per il quale non ho parole: ammetto la mia ignoranza, ma a me certe consistenze proprio mi mandano in crisi...

kurogoma daifuku

gelato al sesamo nero e al te verde

Da bere te bancia

#Andarmangiando al Kentaro
via Passeri, 80 - 61121 Pesaro
072130624
www.kentaro.it
coperti: 5
euro: 128,00
provato il 29/09/2013
voto :))

giovedì 10 ottobre 2013

San Gaudenzo, la festa dei ghiottoni che segna l’inizio dell’autunno di Luca Ioli

Come accade ogni due anni la festa del Borgo Sant’Andrea decreta l’inizio dell’autunno. 
Quest’anno la manifestazione enogastronomico-letteraria che si tiene dal 12  al 14 ottobre spazia dal progetto culturale legato allo scrittore Fabio Tombari, alla presentazione di varie sfaccettature legate alla
gastronomia ed alla tavola.
Così accanto agli immancabili stand con i vari tipi di piadina troveremo per le strade del borgo l’oramai immancabile asado con lo spettacolare modo di cottura e tanti ospiti provenienti da varie parti d’Italia. L’autunno è rappresentato dai toscani di Marradi che presenteranno tutta una serie di ghiottonerie legate alle castagne, dalle famose “bruciate” tipiche della zona toscana vicina a Faenza, al castagnaccio ed ai deliziosi
marron glacé.
Scendendo per lo stivale la pro loco di Caramanico, cittadina abruzzese della zona della Maiella, intrigherà
i visitatori con un mix di arrosticini e formaggi dei pastori non facendo mancare la “medicina” che poi non è altro che un liquore centerbe tipico di quella zona, attenti a non esagerare perché è fortissimo ed andrebbe assunto con un cucchiaino (da qui medicina).
Passate il mare e vi ritroverete ospiti dello stand sardo: porceddu sardo, pecorino, pane carasau, vino cannonau ed infine filu’ e ferru’, l’acquavite che veniva prodotta di contrabbando e che proprio per questo veniva seppellita ed individuata con un fil di ferro che sporgeva dal terreno.
Infine dopo avere soddisfatto il palato vi segnalo domenica alle ore 19 e 30 la presentazione del libro «Il paese dei ghiottoni – il Montefeltro, Frusaglia, il mare sulle orme di Fabio Tombari», l’ultimo viaggio letterario di Michele Marziani.

mercoledì 9 ottobre 2013

Vi presento Michela,
nuova collaboratrice di Andarmangiando :)

Sicula.
Avvocato mancato, Nippomane/Ispanica in fissa per le lingue straniere e le belle foto.
Sa divorare Serie Tv e Anime in tempi da record, ma la pizza e la cucina rimangono le sue grandi passioni.
Alle merendine e al burro ha detto "no grazie", dal 2012 si interessa di cucina sana reinventando tante e tante ricette tradizionali in chiave green.
Il suo sogno? Creare agriturismo Biologico ad alto tasso di sensibilizzazione sociale.

lunedì 7 ottobre 2013

Il trebbo - Insieme NEL fango

Gli obbiettivi di questa domenica sono semplici e goderecci: pranzo tra amici a Il trebbo e poi gita all'azienda Mazzotti a comprare il vino.

Spioviggina, ma che importa?
Arriviamo con calma al Trebbo, abbiamo prenotato per le 13,45, è domenica e non abbiamo fretta...

Per fortuna non abbiamo fretta!!!: il Trebbo è pienissimo e il tavolo al nostro arrivo è ancora lontano dall'essere pronto. Aspettiamo fuori, pazienti, bevendo vino rosso.
Ci sediamo più o meno alle tre...

Ordiniamo:
-bis di tagliatelle al ragù e cappellacci verdi burro e salvia

cappellacci burro e salvia

tagliatelle al ragù

-un piatto di ravioli burro e salvia per l'unica vegetariana del tavolo
Le tagliatelle sono spettacolari - e non è solo colpa dell'orario - non troppo unte e con dei bei pezzi di carne, tanto che ne chiediamo altre;
molto buoni, anche se non speciali, i cappellacci

Come secondi:
-grigliata: pancetta,costicce, salsicce...
-galletto e coniglio arrosto
Buonissimo il coniglio, morbido e saporito; buona la grigliata
Patate fritte e verdure alla griglia e in gratin come contorno.

giro di controllo dalla cucina de Il trebbo
 A fine pasto uno stranissimo mix di frutta e dolci:
una banana affettata, una mela/pera - non l'avevo mai mangiata: profumata e dolce -, mandarini, torta della nonna, ciambella e peschine.

mix di frutta e torte
Naturalmente, trattandosi di noi, anche qualche fetta di formaggio!

Ridendo e scherzando ci alziamo da tavola quasi alle 6.

Ora scatta l'operazione vino... e il fatto che spioviggini acquista tutto un altro valore!
Andando all'azienda Mazzotti sbagliamo strada. Non sarebbe non problema, se non fosse che, tra personaggi inaffidabili e bizzarri, condizioni di terreno impraticabili e la pioggia che intanto comincia a cadere come nelle situazioni migliori, siamo riusciti a impantanare non una, ma ben tre macchine in una vigna!
Il risultato: dobbiamo ringraziare Paolo, Alessio e Nevio che ci sono venuti a recuperare - infangati fino alla punta dei capelli e bagnati fradici - a Bertinoro dove la nostra povera Clio, insieme alla Seicento gialla e alla Matis bianca, rimarranno finché non smette di diluviare, il terreno non si asciuga un po' e un trattore non sarà in grado si trainarle in salvo!

Riassumendo: abbiamo mangiato decisamente bene, con un buonissimo rapporto qualità/prezzo, anche se le porzioni sono scarsine; abbiamo capito di avere degli amici splendidi pronti a darci una mano nel momento del bisogno; sappiamo ridere di noi guardandoci in faccia con i capelli bagnati appiccicati alla testa e il fango in ogni dove.

INSIEME NEL FANGO

via Polenta, 292 - Bertinoro
0543444002
www.ristorantealvecchiotrebbo.net
coperti: 9
euro: 135,00
voto :))

sabato 5 ottobre 2013

Olio di Luca Ioli

Olio d’arachide, olio di semi di girasole, olio di mais, olio di semi vari, sono tantissimi gli oli alimentari nel mondo. Ma nei paesi mediterranei è l’olio d’oliva che a tavola la fa da padrone.
La differenza tra olio d’oliva ed olio extravergine d’oliva è data dall’acidità.
Con presenza di acido oleico da 0 a 0,8 per litro abbiamo l’olio extravergine d’oliva, da 0,8 in su abbiamo
l’olio d’oliva. Più è bassa l’acidità migliore è l’olio.
L’olio che arriva da paesi mediterranei più caldi del nostro come Marocco, Tunisia, Grecia e Spagna è ottenuto da grossi quantitativi di raccolta che vengono lavorate dopo alcuni giorni, in questo modo le olive raccolte fermentano e la fermentazione aumenta l’acidità, il tutto a prescindere dalle qualità del trasporto, della lavorazione e dello stoccaggio.
Quindi il segreto per avere un olio di alta qualità è quello di accorciare il tempo tra raccolta e trasformazione
e di anticipare quello della raccolta, insomma un’oliva matura rende di più ma tende ad essere più acida, il concetto è semplice.
«Il segreto per avere un buon olio è comprarlo in frantoio, sicuro ed emozionante» ci dice Francesca Corazza dell’omonimo oleificio, «ma quando non puoi andare in frantoio la cosa migliore per comprare l’olio è… leggere l’etichetta». Da questa si viene a sapere se l’olio è extravergine o meno, se è prodotto in Italia o all’estero, se è DOP (cioè prodotto con olive di un luogo specifico e lavorato nello stesso luogo) o IGT (cioè lavorato in un luogo specifico ma non necessariamente con olive raccolte in quel luogo), se è biologico.
Solo a questo punto dobbiamo guardare il prezzo al litro (attenti alle bottiglie di varia pezzatura). Il costo di tappo, bottiglia, etichetta e cartone è di 0,70 centesimi, il frantoio incide per 1,75 euro al litro, va da sé che quando compriamo un olio a 3, 4 euro al litro di spremuta di olive ce ne è ben poca.
Un buon olio non può costare meno di 7, 8 euro al litro.
Ed infine ricordate: l’olio d’oliva non è più grasso dell’olio di semi; l’olio extravergine è più digeribile degli oli di semi; l’amaro è un sapore caratteristico dell’olio ottenuto da olive verdi quindi è positivo; il piccante è caratteristica di oli ottenuti da olive ancora verdi ed all’inizio della campagna quindi anche questo è positivo ed infine che l’acidità non è percepibile a livello gustativo.
Assaggiate gente e meditate!

domenica 29 settembre 2013

Pizzeria I frati - Catania / Recensione di Michela

Io scrivo per Andarmangiando

Recensione di MICHELA








Metti una Pizza a Cena.



Inauguro il mio primo intervento gastronomico su Andarmangiando, parlandovi del cibo che per antonomasia riempie gli appetiti più profondi, nonché croce e delizia (più croce che delizia) per diete o pause di riflessioni dal cibo di qualsiasi natura: la pizza
Comunque vada quando si decide di andar a mangiare a Catania della buona pizza, possono aprirsi due tipologie di scenari.



1. Oh che bontà andiamo a provare una nuova pizzeria, vorrei cenare in quel localino che l'amica dell'amica della cugina di Sofia (nome random) mi ha consigliato.



2. Oddio sono a dieta, mi tocca non toccare carboidrati per 2 pranzi consecutivi.



Qualunque sia il ruolo che voi decidiate di interpretare, sono qui, recensendo in quel di Catania (la mia città natia) una pizzeria sulla bocca di tutti i catanesi in questo periodo.



I Frati. Il nome è sacro, quasi a voler evidenziare come suddetto piatto sia qualcosa di imponente e semplice allo stesso tempo.



La pizzeria vanta un ambiente accogliente, luci soffuse, stile rustico, personale di sala cordiale, informale e amichevole.



I tavoli sono piccoli regalando un angolo accogliente e intimo, pochi i fronzoli da ornamento e un menù di pizze per ogni coperto.

Ognuna è stata battezzata con un nome che ricorda uomini di clero più o meno famosi: da Don Abbondio a Don Camillo e via dicendo.



Gli ingredienti sono arricchiti dai sapori mediterranei, si scorge la onnipresente ricotta salata o la zucchina verde, il pesto di basilico o i colorati e gustosi fiori di zucca, le immancabili melanzane, e per finire funghi per tutti.



Cosa scelgo? quasi 40 e più quelle da poter assaggiare. Le dimensioni medio grandi, la pasta lievitata risulta soffice, saporita e molto digeribile, quindi ben lievitata.



I prezzi.- Più o meno gli standard sono quelli offerti dai locali in zona, dai 6,00 ai 10,00 € per pizza unico neo è il costo del coperto; lo stile del locale, la semplicità e l'aria di casa rendono € 1,50 cad. uno un prezzo un po' fuori luogo.



Eravamo in tre a cenare e l'importo totale per tre pizze e una bottiglia di acqua è stato di € 31,00.



Esperienza super positiva, locale assolutamente da riprovare, almeno altre 39 volte ;-)


Pizzeria I frati
 via Caronda, 206 - Catania
095509497