venerdì 26 luglio 2013

La Compagnia del Beato Enrico di Luca Ioli

Beato Enrico, ecco la Compagnia delle nostre eccellenze enogastronomiche

Enrico Santini ha il coraggio della visione e questo gli fa onore perché ce l’ha senza fronzoli, anzi mantenendo
ben salde le sue origini contadine, addirittura figlio del fornaio come ci racconta lui ‘il mestiere più bello del mondo’. Queste origini le ha mantenute anche quando ha cavalcato il boom degli anni ’60 gestendo un hotel, poi è ritornato lì, alla terra, aiutando il nipote nell’azienda Santini e marchiandola con il sangiovese che non a caso si chiama Beato Enrico.

Così dopo Palato, operazione che apre una vetrina dell’eccellenza locale nel cuore del Palacongressi, ecco la
Compagnia del Beato Enrico a rafforzare la nostra identità enogastronomica.
A mettere il cappello filosofico all’operazione era Piero Meldini che ha presentato i punti di riferimento delle radici storiche della compagnia esumando addirittura un nobile magiaro Enrico, fervente cattolico, morto dalle parti di Passano sulla via di Roma durante un pellegrinaggio.

Oggi invece è la tipicità ad essere chiamata come testimonial della grande area che dall’entroterra vede il mare.
«Rimini è un marchio sul quale credere, i suoi prodotti devono essere la chiave per vendere il territorio così come accade in Francia o nel vicino Chianti. Sogno all’inizio di ogni pranzo servito sulla riviera una bruschetta con olio dei colli riminesi e pane della nostra zona. Perché in passato il pane era la cosa buona sulla tavola, nelle campagne chi lavorava la terra non ne poteva più di piada che veniva fatta tutte le sere con lo strutto».

L’idea è che il territorio faccia sistema per riposizionare la riviera sui nuovi mercati, in particolare quello
russo che è la nuova frontiera del nostro turismo.
«Parlavamo tedesco senza saperlo, ora ci toccherà parlare russo ed imparare il cirillico» chiosa Santini.
In realtà il sangiovese, la tagliatella e la piada devono diventare ambasciatori del riminese nella terra degli zar
ed in questo modo evocare la nostra Romagna in quelle contrade con l’obiettivo di fare sistema tra produttori, accoglienza e ristorazione rendendo partecipi i cittadini perché questa operazione è sì imprenditoriale ma prima di tutto culturale.

La tessera associativa della Compagnia ha un prezzo popolare di 10 euro per tutti.