mercoledì 14 agosto 2013

Le nostre uve di Luca Ioli

Incontro Remo Casadei in un estivo mezzogiorno assolato al ristorante La Mi Mama. 
Dietro la facciata di distinto signore inglese ci sta una storia bella, ma soprattutto un intenditore di vino che ha lavorato nel settore dell’enologia a Londra per oltre 30 anni

«Beviamo un bianco al fresco» attacca Remo iniziando ad illustrarci una serie di parole italiane che hanno significato solo in Inghilterra e viceversa. 
«Se dite ad un abitante di Londra che il traffico è andato in tilt quello non capisce veramente cosa state dicendo, esattamente come al fresco per gli italiani». 

Remo è partito nel 1960 da Rimini per andare a lavorare in un hotel londinese, in realtà finì in mezzo alla campagna inglese in una nazione che usciva dal razionamento perché non dimentichiamo che sino ai primi anni '50 in Gran Bretagna c’era ancora la tessera. 

«Tornai tre mesi a Rimini ma ben presto capii che la mia vita era là». Poi l’incontro con la Enotria Winecellars Limited e l’inizio di una carriera passata ad assaggiare e vendere vini di tutto il mondo. 
Così ci avventuriamo anche noi in questo mondo fatato e difficile. 
«Gli italiani hanno uve d’oro e vino d’argento, i francesi hanno uve d’argento e vino d’oro questa è la differenza tra il nostro vino e quello d’oltralpe». 
E il Sangiovese? «È un vino ignorante, ma se ben lavorato se ne vende a fiumi come quello della fattoria Paradiso che è ottimo». In ogni modo il valore del prezzo è fondamentale, è una psychological barrier, a pari prezzo gli inglesi preferiscono il vino italiano. La stessa cosa che accade per il Pinot nero, conferma Remo, quello francese è eccezionale ma ad un prezzo impossibile, quello californiano ha un appeal immediato determinato dal migliore prezzo. 

A questo punto trasportati dagli ampi orizzonti che si aprono chiedo a Remo i vini internazionali
che lui preferisce. «Il Merlot cileno è buonissimo in qualsiasi degustazione al buio prevale, così come è eccellente il Chablis francese con un leggero invecchiamento, Chardonnay che ha un sapore di biscotti fatti con il burro. Non badate al Barolo od al Brunello di Montalcino, vini ottimi ma che incappano nella psycological barrier del prezzo diventando vini da intenditori». Potenza dell’internazionalizzazione!