giovedì 31 ottobre 2013

Hummus di fava / ricetta di Paoletta

Ricetta di PAOLETTA

Cara Fra, per l'aperitivo come ricordo del recente viaggio in Grecia (sigh! Sigh! che malinconia!!!) ho voluto riproporre, grazie all'aiuto dello chef Giorgiò, cioè mio padre, l'hummus di fava, un po' rivisitato in una versione ancora più orientale... ti lascio prima la facilissima ricetta originale (una delle mille versioni, come sempre quando si parla di cucina: in questo caso la fava in questione dovrebbe nascere dal modo di cucinarle a Santorini e a delle fave particolari gialle che si trovano là).

Ingredienti
200 g di fave secche spezzate (in mancanza di quelle originali)
sale q.b.
cipolla rossa
olio q.b.

Procedimento
La sera prima, mettete in ammollo le fave. Il giorno dopo sciacquatele e mettetele in una pentola un po' alta, copritele a filo con acqua, salate e fate cuocere a fuoco lento mescolando ogni tanto finché le fave non siano tenere e l'acqua assorbita (se necessario aggiungetene un po').
Mescolate energicamente per ridurre le fave in purè; eventualmente regolate di sale.
Se preferite un purè più liscio, passate le fave con un frullatore ad immersione.
Servite tiepido o freddo, accompagnato da cipolla rossa affettata sottilissima, abbondante olio extra vergine di oliva, possibilmente buono e piccantino, e qualche goccia di limone spremuto...
Se poi accompagnate il tutto con un bicchiere di ouzo avrete la sensazione di essere là... sigh, sigh!!!

La versione riveduta per l'aperitivo invece è la seguente:

Ingredienti
500 g fave secche sgusciate
2 spicchi di aglio
¼ di cucchiaino di peperoncino piccante
½ cucchiaino di peperoncino dolce (se avete un padre come il mio sovvertirà sicuramente le dosi dei due cucchiaini e ne verrà fuori una versione più hot!!!)
½ cucchiaio di cumino
1 limone
olio qb (tanto)
sale qb

Procedimento
Lavate le fave e mettetele in una casseruola con l'aglio sbucciato, copritele sempre con abbondante acqua fredda e portate ad ebollizione, cuocete per un'ora e se c'è bisogno aggiungete un po' d'acqua calda.
Lavorate con la frusta o il magnifico, multiuso minipimer, salate e fate raffreddare.
Servite la crema con l'olio, le spezie e il limone a spicchi che poi spremerete all'occorrenza... Accompagnate con fettine di pane, ma soprattutto quando gli ospiti se ne sono andati e magari vi è rimasta un po' di fava, fate come me: dateci di cucchiaino... altro che nutella!!! Solo per i non amanti dei dolci come sono io!!!

Hummus di fave per l'aperitivo

sabato 19 ottobre 2013

Pierogi vegan al ragù di soia / ricetta di Michela

Io scrivo per Andarmangiando

 Ricetta di MICHELA









Di ritorno da un traing course made in Polska, ho pensato di re-inventare una tradizionale ricetta polacca: i pierogi. Provati per la prima volta 4 anni fa in quel di Cracovia, questo gustoso piatto mi ha da subito conquistato, forse per la sua tangibile parentela con la pasta di casa nostra, forse per il ripieno. Comunque sia è un piatto che si presta a mille e più modi per gustarlo, inoltre è facile liberare la fantasia per il ripieno.
Trattasi di ravioli di pasta che la ricetta originale prevede ripieni con formaggio e patate e una volta cotti saltati con del burro in padella.
Dico subito che non si tratta di codesta versione ma di un “proviamo a farli a mio modo”.
Primo tentativo, risultato inaspettato!
Ho deciso di creare l'impasto in versione vegan, mantenendo il ripieno tradizionale e di servirli insieme a del ragù di soia.

Ragù di soia
3-4 cucchiai di soia granulata
Brodo vegetale fresco
Salsa di pomodoro ciliegino
Carote, cipolla, sedano
Olio evo
Vino rosso

Come da istruzioni riportate sulla confezione, reidratate il granulare con del brodo caldo e attendete per qualche minuto che aumenti il suo volume originario.
Per la preparazione del ragù, rosolate con poco olio della cipolla con sedano e carota tagliati a cubetti.
Sul trito disponete la soia e irrorate con del buon vino rosso, io ho usato del Nero d'Avola e ancora ho in testa l'aroma che gli ha donato.
A fiamma vivace fate in modo che evapori.
Successivamente aggiungete la salsa ciliegino bio, procedete nella cottura, aggiustate di sale fino a quando le verdure si saranno cotte.

Per la pasta ricetta per 2 persone
200 g di farina 0
Acqua tiepida q.b.
Sale q.b
Olio evo

Il procedimento consta di un primo step dove disporrete la farina a fontana;
successivamente versate l'acqua, l'olio e un pizzico di sale. L'impasto deve risultare liscio, elastico e duttile alla lavorazione. Dopo averlo lavorato, fatelo riposare per 30 minuti.

Ripieno
3 Patate di media grandezza
3-4 cucchiai di ricotta di pecora

Per il ripieno si deve semplicemente incorporare la ricotta alle patate, precedentemente lesse e ridotte in poltiglia.

Pierogi
Per ogni piccolo raviolo, prendete un pezzo della pasta ottenuta, stendetela su un piano infarinato, creando dei dischi sottili, ma non invisibili, mettete un po' del ripieno di patate e ricotta, dopodiché chiudetelo come illustrato nell'immagine e pressate sui bordi con l'aiuto di una forchetta.
Ultimate la ricetta bollendo i pierogi in acqua calda per 5-6 minuti.
Disponeteli con il ragù.
Buon Pranzo anzi Smacznego!!!

pierogi vegan al ragù di soia

martedì 15 ottobre 2013

Kentaro

Come sempre dobbiamo fare di testa nostra e se tutti vanno a Pesaro a mangiare giapponese al Wabi Sabi, noi andiamo al Kentaro! Non so come sia il tanto rinomatoWabi SAbi, ma sono molto soddisfatta del Kentaro.
Il locale è essenziale, tutto legno e bianco, carino. Pochi tavoli, un banco bar e uno di lavorazione del sushi e una piccola cucina, in fondo un dehors accogliente.
Arriviamo presto, su prenotazione, quando ancora c'è poca gente e ci accomodiamo dentro.

Molto gentile il personale, ci lasciamo consigliare.
Partiamo con un misto di sushi  e sashimi che comprende oltre a salmone e tonno rosso anche polipo, branzino, gamberi, capesante. 
Mi avvicino al banco di lavoro per vedere il cuoco che, con mani abili, compone il nostro piatto.
Ottimo da mangiare, bello da vedere!
sashimi

sushi

Proseguiamo, sempre dividendo ogni portata, con del tataki di pesce nella versione con l'aggiunta di riso: filetti di branzino, salmone e tonno rosso scottati  e conditi con una salsa di cui non saprei dire la provenienza, ma buona e briciole di tempura - divertente la varietà delle consistenze: il pesce che si scioglie in bocca, la tempura che scrocchia sotto i denti.
tataki di pesce

Sempre più convinti, proviamo anche un nanbanzuke: ciò salmone e branzino fritti e poi marinati con verdure, salsa di soia e aceto di riso - ottimo anche se più simile alla cucina cinese.
nanbanzuke

Infine non potevamo non provare la tempura di gamberi (2) e verdure - dopo esseremi ripresa dallo shoc di capire che anche prendendo due porzioni, senza chiedere alla cameriera di mettere una buona parola per noi, non saremmo riusciti a mangiare nemmeno un gambero a testa, devo ammettere che la tempura, oltre a fare sempre la sua figura, è davvero buona!
tempura di gamberi e verdure
Per chiudere i dolci: 
una pallina di gelato al te verde e una al sesamo nero - quello al sesamo buonissimo! -
e una porzione di kurogoma daifuku, un dolce di riso ripieno di marmellata di azuki per il quale non ho parole: ammetto la mia ignoranza, ma a me certe consistenze proprio mi mandano in crisi...

kurogoma daifuku

gelato al sesamo nero e al te verde

Da bere te bancia

#Andarmangiando al Kentaro
via Passeri, 80 - 61121 Pesaro
072130624
www.kentaro.it
coperti: 5
euro: 128,00
provato il 29/09/2013
voto :))

giovedì 10 ottobre 2013

San Gaudenzo, la festa dei ghiottoni che segna l’inizio dell’autunno di Luca Ioli

Come accade ogni due anni la festa del Borgo Sant’Andrea decreta l’inizio dell’autunno. 
Quest’anno la manifestazione enogastronomico-letteraria che si tiene dal 12  al 14 ottobre spazia dal progetto culturale legato allo scrittore Fabio Tombari, alla presentazione di varie sfaccettature legate alla
gastronomia ed alla tavola.
Così accanto agli immancabili stand con i vari tipi di piadina troveremo per le strade del borgo l’oramai immancabile asado con lo spettacolare modo di cottura e tanti ospiti provenienti da varie parti d’Italia. L’autunno è rappresentato dai toscani di Marradi che presenteranno tutta una serie di ghiottonerie legate alle castagne, dalle famose “bruciate” tipiche della zona toscana vicina a Faenza, al castagnaccio ed ai deliziosi
marron glacé.
Scendendo per lo stivale la pro loco di Caramanico, cittadina abruzzese della zona della Maiella, intrigherà
i visitatori con un mix di arrosticini e formaggi dei pastori non facendo mancare la “medicina” che poi non è altro che un liquore centerbe tipico di quella zona, attenti a non esagerare perché è fortissimo ed andrebbe assunto con un cucchiaino (da qui medicina).
Passate il mare e vi ritroverete ospiti dello stand sardo: porceddu sardo, pecorino, pane carasau, vino cannonau ed infine filu’ e ferru’, l’acquavite che veniva prodotta di contrabbando e che proprio per questo veniva seppellita ed individuata con un fil di ferro che sporgeva dal terreno.
Infine dopo avere soddisfatto il palato vi segnalo domenica alle ore 19 e 30 la presentazione del libro «Il paese dei ghiottoni – il Montefeltro, Frusaglia, il mare sulle orme di Fabio Tombari», l’ultimo viaggio letterario di Michele Marziani.

mercoledì 9 ottobre 2013

Vi presento Michela,
nuova collaboratrice di Andarmangiando :)

Sicula.
Avvocato mancato, Nippomane/Ispanica in fissa per le lingue straniere e le belle foto.
Sa divorare Serie Tv e Anime in tempi da record, ma la pizza e la cucina rimangono le sue grandi passioni.
Alle merendine e al burro ha detto "no grazie", dal 2012 si interessa di cucina sana reinventando tante e tante ricette tradizionali in chiave green.
Il suo sogno? Creare agriturismo Biologico ad alto tasso di sensibilizzazione sociale.

lunedì 7 ottobre 2013

Il trebbo - Insieme NEL fango

Gli obbiettivi di questa domenica sono semplici e goderecci: pranzo tra amici a Il trebbo e poi gita all'azienda Mazzotti a comprare il vino.

Spioviggina, ma che importa?
Arriviamo con calma al Trebbo, abbiamo prenotato per le 13,45, è domenica e non abbiamo fretta...

Per fortuna non abbiamo fretta!!!: il Trebbo è pienissimo e il tavolo al nostro arrivo è ancora lontano dall'essere pronto. Aspettiamo fuori, pazienti, bevendo vino rosso.
Ci sediamo più o meno alle tre...

Ordiniamo:
-bis di tagliatelle al ragù e cappellacci verdi burro e salvia

cappellacci burro e salvia

tagliatelle al ragù

-un piatto di ravioli burro e salvia per l'unica vegetariana del tavolo
Le tagliatelle sono spettacolari - e non è solo colpa dell'orario - non troppo unte e con dei bei pezzi di carne, tanto che ne chiediamo altre;
molto buoni, anche se non speciali, i cappellacci

Come secondi:
-grigliata: pancetta,costicce, salsicce...
-galletto e coniglio arrosto
Buonissimo il coniglio, morbido e saporito; buona la grigliata
Patate fritte e verdure alla griglia e in gratin come contorno.

giro di controllo dalla cucina de Il trebbo
 A fine pasto uno stranissimo mix di frutta e dolci:
una banana affettata, una mela/pera - non l'avevo mai mangiata: profumata e dolce -, mandarini, torta della nonna, ciambella e peschine.

mix di frutta e torte
Naturalmente, trattandosi di noi, anche qualche fetta di formaggio!

Ridendo e scherzando ci alziamo da tavola quasi alle 6.

Ora scatta l'operazione vino... e il fatto che spioviggini acquista tutto un altro valore!
Andando all'azienda Mazzotti sbagliamo strada. Non sarebbe non problema, se non fosse che, tra personaggi inaffidabili e bizzarri, condizioni di terreno impraticabili e la pioggia che intanto comincia a cadere come nelle situazioni migliori, siamo riusciti a impantanare non una, ma ben tre macchine in una vigna!
Il risultato: dobbiamo ringraziare Paolo, Alessio e Nevio che ci sono venuti a recuperare - infangati fino alla punta dei capelli e bagnati fradici - a Bertinoro dove la nostra povera Clio, insieme alla Seicento gialla e alla Matis bianca, rimarranno finché non smette di diluviare, il terreno non si asciuga un po' e un trattore non sarà in grado si trainarle in salvo!

Riassumendo: abbiamo mangiato decisamente bene, con un buonissimo rapporto qualità/prezzo, anche se le porzioni sono scarsine; abbiamo capito di avere degli amici splendidi pronti a darci una mano nel momento del bisogno; sappiamo ridere di noi guardandoci in faccia con i capelli bagnati appiccicati alla testa e il fango in ogni dove.

INSIEME NEL FANGO

via Polenta, 292 - Bertinoro
0543444002
www.ristorantealvecchiotrebbo.net
coperti: 9
euro: 135,00
voto :))

sabato 5 ottobre 2013

Olio di Luca Ioli

Olio d’arachide, olio di semi di girasole, olio di mais, olio di semi vari, sono tantissimi gli oli alimentari nel mondo. Ma nei paesi mediterranei è l’olio d’oliva che a tavola la fa da padrone.
La differenza tra olio d’oliva ed olio extravergine d’oliva è data dall’acidità.
Con presenza di acido oleico da 0 a 0,8 per litro abbiamo l’olio extravergine d’oliva, da 0,8 in su abbiamo
l’olio d’oliva. Più è bassa l’acidità migliore è l’olio.
L’olio che arriva da paesi mediterranei più caldi del nostro come Marocco, Tunisia, Grecia e Spagna è ottenuto da grossi quantitativi di raccolta che vengono lavorate dopo alcuni giorni, in questo modo le olive raccolte fermentano e la fermentazione aumenta l’acidità, il tutto a prescindere dalle qualità del trasporto, della lavorazione e dello stoccaggio.
Quindi il segreto per avere un olio di alta qualità è quello di accorciare il tempo tra raccolta e trasformazione
e di anticipare quello della raccolta, insomma un’oliva matura rende di più ma tende ad essere più acida, il concetto è semplice.
«Il segreto per avere un buon olio è comprarlo in frantoio, sicuro ed emozionante» ci dice Francesca Corazza dell’omonimo oleificio, «ma quando non puoi andare in frantoio la cosa migliore per comprare l’olio è… leggere l’etichetta». Da questa si viene a sapere se l’olio è extravergine o meno, se è prodotto in Italia o all’estero, se è DOP (cioè prodotto con olive di un luogo specifico e lavorato nello stesso luogo) o IGT (cioè lavorato in un luogo specifico ma non necessariamente con olive raccolte in quel luogo), se è biologico.
Solo a questo punto dobbiamo guardare il prezzo al litro (attenti alle bottiglie di varia pezzatura). Il costo di tappo, bottiglia, etichetta e cartone è di 0,70 centesimi, il frantoio incide per 1,75 euro al litro, va da sé che quando compriamo un olio a 3, 4 euro al litro di spremuta di olive ce ne è ben poca.
Un buon olio non può costare meno di 7, 8 euro al litro.
Ed infine ricordate: l’olio d’oliva non è più grasso dell’olio di semi; l’olio extravergine è più digeribile degli oli di semi; l’amaro è un sapore caratteristico dell’olio ottenuto da olive verdi quindi è positivo; il piccante è caratteristica di oli ottenuti da olive ancora verdi ed all’inizio della campagna quindi anche questo è positivo ed infine che l’acidità non è percepibile a livello gustativo.
Assaggiate gente e meditate!