lunedì 12 maggio 2014

La pasticceria Vecchi - Luoghi storici
Luca Ioli

Come resistere alle meringhe di Vecchi?

La Pasticceria Vecchi è il “caffè” riminese.
Una tradizione che affonda nei tempi, al punto che la nascita di questa azienda risale addirittura nel 1845 come forno.

Per la mia nonna, veneziana, abituata al mitico Caffè Florian non esisteva un altro posto dove andare. “Ndemo da Vechi fioi!” era la sua esortazione quando voleva portarci a prendere una cioccolata con la panna.


La bella storia che caratterizza Vecchi è che la pasticceria si tramanda non per eredità, ma per competenza.
Vecchi è il fondatore, ma non aveva figli, quindi passò la proprietà a Brunori che era il ragazzo di bottega con più estro diventato quasi un figlio adottivo.
Brunori aveva iniziato a lavorare in pasticceria all’inizio del '900 ed alla sua morte intorno agli anni '90 passò il testimone agli odierni proprietari: Paolo Barbieri che sta in laboratorio e Michela Barbieri che è sempre dietro al banco dalle sette di mattina alle otto di sera.

Nel 2003 la pasticceria Vecchi ha lasciato il suo posto in piazza Cavour, lasciando un vuoto che non si è più riempito, per andare ad arricchire l’offerta del Borgo San Giuliano nelle stanze che furono della mitica trattoria Da Colombo.

Il caffè Vecchi è pieno di misteri, il giorno di chiusura è il martedì quando tradizionalmente le pasticcerie osservano il turno il lunedì, la ricetta della piada dei morti è un segreto che neppure la CIA riesce a penetrare così come quella della pasta frolla e della meringa.
Ne parliamo con Michela che è lo stereotipo della donna romagnola tenace, intraprendente e coraggiosa, proprio come le ha descritte Gramellini sul suo buongiorno.

“Il giorno di chiusura è sempre stato il martedì, non so il motivo, lo era prima ed è rimasto quello” attacca Michela, “ed è vero le ricette dei nostri prodotti migliori sono segrete e si tramandano sin dai tempi del fondatore il sig. Vecchi, ma il segreto di pulcinella è sempre quello, materie prime di qualità e tanta attenzione sul lavoro”.

Ed i prodotti da non perdere?
Piada dei morti in stagione, meringhe, cioccolata con panna rigorosamente d’inverno e la nostra ciambella che spesso ci ordinava il maestro Fellini da Roma chiedendoci di accentuarne il sapore di limone”.


Io invece consiglio le paste belem che poi sono i pasteis de nata portoghesi fatta con la panna cotta al forno, quando le assaggi se chiudi gli occhi ti sembra di sentire la musica fado e ti viene voglia di leggere un romanzo di Fernando Pessoa proprio qui, a due passi dal ponte di Tiberio.