martedì 24 giugno 2014

I vini bianchi romagnoli
Luca Ioli

Vini bianchi romagnoli
L’estate riporta di attualità i bianchi.
Freschi, profumati, sono piacevoli e dissetanti anche alla moda balcanica, allungati con l’acqua in quella che al di là dell’Adriatico chiamano la “bevanda”.
Ma da noi la tradizione dice vino “schietto” e con questa convinzione ci avventuriamo con Ricky, l’oste dell’Enoteca del Teatro (che ora è in via Ortaggi 12 a borgo San Giuliano) sul terreno minato dei bianchi di casa nostra.

Chi scrive ha sempre considerato il Trebbiano un vino imbevibile, un “vinaccio” con un sapore troppo acido, da ammazzare servendolo a temperature basse quasi ghiacciandolo, poi è comparsa la Rebola (che è il vitigno pignoletto, niente a che vedere con la rebula slovena che deriva dalla ribolla veneta) mentre rimane sullo sfondo l’Albana, un vero convitato di pietra della nostra enologia.

“Il trebbiano è un’uva di molta resa, da qui la tentazione di lavorare sulla quantità piuttosto che sulla qualità” attacca Ricky “per fare un buon bianco ci vuole l’altezza e la conseguente escursione termica che esalta i profumi, alcuni trebbiani delle zone forlivesi sono ben fatti, mi riferisco alla cantina Pistona, collina faentina, che produce un trebbiano della fiamma con buoni risultati oppure il trebbiano di Zaccarini, zona Bertinoro, un 85% trebbiano ed un 15% albana dove il lavoro di vigna e cantina si sente tutto”.
È vero all’assaggio le bottiglie sono gradevoli e ben lavorate, buoni vini, ma ancora tanta strada da fare sul rapporto qualità prezzo.

Nel riminese dopo il podere Vecciano che ha prodotto una ottima rebola tutti si sono buttati su quel vitigno tranne San Patrignano che ha fatto la scelta di vitigni internazionali. Così qualcuno ha iniziato a lavorare decentemente rebola e pagadebit ma il trebbiano è rimasto al palo dalle nostre parti.
“Sì, ci aspettavamo una spinta in più rispetto alle premesse di qualche anno fa, non c’è stata una crescita qualitativa omogenea e questo dispiace” conferma Ricky.

Rimane il rebus dell’Albana. L’albana è un'uva di grado, paradossalmente è un bianco da carne perché i 14 gradi li fa tutti, il sapore dell’albana è gradevole ma non ha preso la strada della vinificazione diffusa.

Ci sono buone albane in giro come l’Alba della Torre dell’azienda vinicola La Sabbiona della zona di Faenza, ma vanno cercate. Forse è in questo vitigno lo sviluppo del bianco di eccellenza romagnolo. 
Salute.