sabato 11 ottobre 2014

Andarviaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - IX parte

Povere anatrelle!
Sono andata a dormire con il rumore del mare e me lo sono portato dentro tutta la notte... 
Appena svegli, andiamo a prendere il caffè nel ristorante dove siamo stati ieri sera, il proprietario così gentile ce li ha offerti, qui non è la prima volta che  succede che ci offrano qualcosa e noi rimaniamo sempre piacevolmente stupiti.
Intanto si continua il giochino stupido della sera prima: quello di andare a disturbare le anatre che dormono sulla riva, povere anatrelle! 


Salutiamo il nostro albergo blu sul mare, semplice ed essenziale, ma comunque accogliente, abbiamo anche contrattato sul prezzo e da settanta a notte, per due stanze, siamo arrivati a sessanta, ci stiamo preparando alla Turchia. 
Per andare al mare facciamo un po' avanti indietro, c'è un posto più riparato ma alla fine scegliamo quello più battuto dal vento, è più selvaggio e ci fermiamo al bar... 




La stagione sta comunque finendo, i locali sulla spiaggia iniziano a smontare, ci fermiamo e beviamo birra e vino per aperitivo, la ragazza che ci serve ha un sorriso bellissimo. Metto giusto i piedi nell'acqua, c'è vento e non faccio il bagno, ma non importa si sta bene anche solo così a guardare il mare, leggo, scrivo e penso un po'. Ciondoliamo per un bel po' fra lettini e bar, mi addormento al sole, speriamo di non essermi ustionata; al bar continuiamo a bere e mangiare feta.

Cala il vento e diventa più caldo, noi decidiamo di muoversi verso Nauplio, non è molto distante da qui, risaliamo piano piano e per una volta cerchiamo di non arrivare troppo tardi. Oggi per la prima volta non maciniamo tanti chilometri, il tempo passa più lentamente, è una giornata più lenta e riflessiva del solito... Arriviamo a Nauplio e troviamo un albergo un po' fuori, sulla collina, si vede tutto il golfo e il castello, le stanze sono enormi e il prezzo è molto ragionevole, sarebbe da fermarsi qui più tempo. Dopo la doccia scendiamo nel centro del paese, sembra una bomboniera, fin troppo tenuta bene, con negozi e locali molto curati e piante di bouganville dappertutto, era una roccaforte veneziana e in effetti sembra più italiana che greca. Si salva qualche vecchio negozietto sopravvissuto e fra questi tutti quelli che vendono komboloi e bekleri (una sorta di scacciapensieri che quasi ogni greco si rigira fra le dita), non resistiamo entriamo e fantastichiamo su quelli in ambra e argento, bellissimi e proibitivi. 






Per mangiare qualcosa scappiamo dal centro per cercare qualcosa di più vero, troviamo un posto che ci lascia un po' perplessi, ma suonano e ci fermiamo. Beviamo un ouzo, il cibo non è un granché ma la musica ci coinvolge. La musica greca è struggente, anche se non capisci le parole, riesce ad entrarti dentro, tutte le volte che la sento mi viene quasi una lacrima: parla di mancanza, di quello che hai avuto e non hai più. Kegome, bruciami... Rimaniamo qui, il cibo non ha più importanza ormai. Ogni tanto qualcuno si alza e balla da solo, a braccia larghe e ginocchia piegate è una cosa che è impossibile raccontare... 




Domani si risale verso casa, da zia Terpsi e Mangas.