venerdì 17 ottobre 2014

Andarviaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XV parte

... saluto il mare di Aigio
È stata una nottata molto agitata, probabilmente perché è tornata fuori l'adrenalina del viaggio, dello spostamento. 
Mi alzo e vado sul terrazzo, saluto il mare di Aigio, simbolicamente per cercare di fermare dentro di me tutte le cose che ho vissuto in questo posto. 

Poi dopo il caffè, inizia il momento tragico della riorganizzazione delle valigie, una cosa che odio, ma che tocca fare.


Ciondoliamo un po' al bar sotto casa per cercare di prenotare l'albergo ad Atene, per riprenderci un po' dal mal di testa latente e forse anche per ritardare il momento dei saluti alla zia. Quando arriva non riesco a trattenere una lacrima, non troviamo neanche tutte le parole per ringraziarla e per farle capire quanto ci abbia fatto piacere conoscerla, l'ultima carezza a Mangas e usciamo... 
Oggi riprendiamo la nostra Ford Katerina e invece di guardare tutto dal mio angolino dietro, torno davanti e da questo momento capisco veramente che il viaggio sta cambiando e che fra un po'  dovremo salutare Paolo. Ci fermiamo nuovamente ad Istmia, vicino al ponte di Corinto, per mangiare qualcosa e andare in bagno, siamo tutti e tre un po' sospesi, ci stiamo preparando al caos della città. 
In effetti il primo impatto con Atene lascia sempre a bocca aperta, è la città più incasinata, trafficata e caotica che abbia mai visto, peggio di Istanbul, per le strade vige l'anarchia più totale e, in più, come tutte le periferie delle grandi città, è sporca e piena di orrendi palazzoni, veramente poco armonica. Nonostante tutto, sarà che amo le metropoli, Atene e il suo casino mi piacciono molto
Arriviamo verso metà pomeriggio in un due stelle in centro, senza infamia e senza lode, ma con un buon rapporto qualità prezzo e una buona posizione, oggi non vedevo l'ora di buttarmi sotto la doccia, fuori c'è un'aria pesante, che mi ha lasciato un cerchio alla testa e in più c'è un caldo un po' soffocante nonostante fuori il cielo sia coperto. 
Usciamo, andiamo a prenotare un tavolo al Klimataria, un posto molto bello, dove si mangia molto bene, ci siamo stati l'hanno scorso, stasera non suonano, ma noi decidiamo di andarci lo stesso per concederci una cena tutti insieme. Prima andiamo a fare un giro a Monastiraki, guardiamo l'Acropoli illuminata dal basso, poi acceleriamo il passo per scappare da tutti i turisti e dai locali fatti apposta per loro. 




Torniamo in un posticino defilato che conosciamo e ci fermiamo a bere qualcosa. Siamo tutti un po' sottotono, non riesco a capire se è solo per la lunga giornata di ieri o perché ci ha preso un po' di malinconia da separazione, forse entrambe le cose. 
Per andare al ristorante ci infiliamo per delle stradine del quartiere di Psyrri, troviamo un vicolo pieno di lampadari, un ristorante italiano che ricorda più Nuova York che Atene e poi il vecchio Melissinos, il più antico artigiano del cuoio, ha fatto sandali per Sophia Loren, Maria Callas e tanti altri. 






Arriviamo al ristorante, non ci fa una buonissima impressione, oltre ad esserci turisti, si sta tenendo uno stage di cucina greca, ci sembra tutto un po' cambiato, molto più inflazionato. La fava è buona, ci portano al tavolo delle pite offerte dal corso di cucina, non ci piacciono molto, mangiamo souvlaki e moussaka, forse niente di speciale, ma deve essere un problema di aspettative, quando torni per in un posto dopo un po' di tempo per la seconda volta. Ci piacciono le situazioni un po' più vere, forse è solo questo il problema, perché in fondo non si può dire che siamo stati male.



Non ci danno il caffè, ma tre raki cretesi è il nostro tacito modo di salutarci, non parliamo molto, ma credo che tutti e tre sentiamo molto, il resto che faremo non conta, in un certo modo ci salutiamo così. 

Ci facciamo fare una foto tutti e tre assieme.