sabato 18 ottobre 2014

Andarviaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XVI parte

Albergo con prima colazione...
Mi sveglio un po' così questa mattina, è tutto un po' strano, per la prima volta abbiamo un albergo con la prima colazione, caffè, annacquato e toast, anche se c'era la possibilità di scegliere anche i maccheroni al formaggio... 

Usciamo e siamo attivi prima del solito oggi, passiamo dal mercato e ci guardiamo intorno stupiti da tutta la qualità e quantità di carne appesa.








La gente urla, cercando di richiamare la nostra attenzione, siamo in mezzo ad una baraonda di odori, persone, rumori, ci gira quasi la testa mentre cerchiamo di allontanarci da tutta la confusione. 

Ad Atene, passeggiando per le strade, dove ti giri incontri colonne, resti, rovine, nei posti più impensabili, ogni tanto mi dà l'impressione che la città vecchia voglia tornare fuori e mangiarsi quella nuova.


Andiamo a visitare la chiesetta di Agias Ekaterinis, ormai non riusciamo a prescindere dall'accendere tre piccole candele, una vicina all'altra. 





Il nostro intento di oggi è quello di visitare il nuovo museo dell'Acropoli,  ci ha consigliato di farlo, zia Terpsi, dicono sia bellissimo e i greci ne sono molto fieri. Il palazzo è in effetti imponente, non riesco a capire se mi piace, ma trovo sicuramente belli certi espedienti per rendere la visita del museo più coinvolgente. Sia il pavimento trasparente, che la disposizione dei reperti, riescono a dare una bellissima impressione, ma sicuramente la cosa che mi piace di più è la ricostruzione del Partenone all'ultimo piano. Sottolineano, giustamente molto, le cose non presenti qui al museo perché razziate dai vari paesi, nella speranza che determinati pezzi tornino al giusto posto in tempi brevi.




Quando usciamo per tornare verso la zona del mercato ci fermiamo in un punto panoramico e ci fermiamo a rimirare tutto intorno. Non riesco a capire più a che punto del viaggio siamo, Atene e il suo brulicare di vita non danno la possibilità di fermarsi e riflettere, sei solo trascinato. 




Ci dirigiamo verso il Diporto, una taverna sotto la strada, con due porte, appunto, è un posto quasi irraccontabile. C'è un cucinino con tre pentole sul fuoco e una griglia minuscola su cui si cuoce pesce e carne.


È un posto per lavoratori, come erano le vecchie trattorie da noi. Si mangia tutti assieme dallo stesso piatto, i tovaglioli sono carta, il pane è buttato sul tavolo, ma è tutto buonissimo: a parte la solita insalata, mangiamo una zuppa di fagioli e una di patate e verdure, poi ci portano un piccolo pesce alla griglia e una salsa di formaggio e aglio, ottima, ma veramente difficile da digerire. Ci sono tante botti, il pavimento è grezzo, la gente mangia con gusto, anche oggi riusciamo a ritagliarci un momento unico ancora per noi. 




Torniamo in albergo velocemente e poi, per l'ultima volta, almeno per un po' di tempo, torno nel mio angolino nella BMW e andiamo verso il Licabetto, una collina e un quartiere in cui domini tutta la città dall'alto, è la prima volta che riusciamo ad andarci e siamo curiosi. Al Licabetto aspettiamo che il sole tramonti su questa città infinita, visitiamo la chiesetta di San Giorgio e andiamo a bere l'ultima cosa tutti assieme, la prima, ormai diciassette giorni fa, è stata ad Ancona, mi dispiace e nello stesso tempo aspetto quello che succederà da qui in poi.
In macchina passi davanti ai negozi, sono quasi tutti attaccati al computer, sembra quasi che cerchino qualcuno o qualcosa, ti senti vicino a tutti in questi momenti. Fra pochi minuti ci saluteremo, ci ritroveremo fra un po' di tempo a casa. Dopo un abbraccio, rimaniamo  fermi in mezzo ad un incrocio, guardando Paolo che parte, e noi ci fumiamo una sigaretta, naste kala, ci urla, state bene! 




Da soli ci perdiamo nei quartieri di Atene, che ogni tanto sembrano un po' Spagna e torniamo in albergo a rinfrescarci. Usciamo un po' spersi a cercare un caffè, ma non ce lo danno, a una certa ora in certi posti non lo fanno più. Andiamo allo Stoa Athanaton, un club di musica rembetika, il posto è molto bello, sembra  un salotto ottomano, ci sono solo greci intorno a noi e i musicisti che suonano in un angolo. Mi portano dei fiori al tavolo, garofani, credo per lanciarli ai musici, uno rosso però me lo appunto fra i capelli.


La serata scivola via, sembra di essere in un altro periodo, probabilmente anni Cinquanta o Sessanta, siamo in Grecia, ma potrebbe essere anche Turchia, non riesco a dire quello che penso e provo in questo momento, è tutto così diverso da quello che ho vissuto fino ad adesso, ma è la vita ed è bella così, apprezzare il momento e cercare di godersi tutto e riempirsi gli occhi e soprattutto il cuore. 



Torniamo al Klimataria, suonano anche qui, ormai è tardissimo, non vedo l'ora di infilarmi nel letto, è stata una giornata lunghissima e adesso sono stanca.