lunedì 20 ottobre 2014

Andarviaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XVIII parte


prepariamo di nuovo le valigie
Dopo colazione, prepariamo le valigie, di nuovo, è veramente una delle più grandi scocciature di un viaggio itinerante, però non mi lamento perché credo sia una delle poche, per il resto è il modo di viaggiare che a me piace di più, in macchina senza prenotare niente e anche con la possibilità di cambiare i piani all'ultimo momento, se si vuole, mi sembra di vivere una grande libertà. 

Oggi pensandoci bene ho avuto un buon risveglio, mi sento bene, riposata e con il sorriso sulle labbra. Mi porto avanti questa bella sensazione per un bel po'. Riprendiamo la macchina e andiamo subito verso il Pireo. Di domenica si tiene un mercatino delle pulci, c'è una confusione... e molta roba accatastata e tanta tanta povertà, qui vedi persone che cercano di sopravvivere e noi rimaniamo un po' colpiti da questa realtà, sicuramente molto vera, ma che lascia un po' di amaro in bocca.








La gente urla cercando di accaparrarsi più clienti possibile, la merce è  quasi tutta uguale ad un certo punto con la folla che mi spinge da tutte le parti mi sembra quasi di soffocare. 

Torniamo alla macchina e ci spostiamo verso il centro del Pireo. Ci sono due porticcioli, il primo più fighetto, una specie di darsena, con tutti gli yacht attraccati e un altro con le barche a vela e i ristoranti con le terrazze sull'acqua.






Per andare dall'uno all'altro facciamo una lunga passeggiata guardando il mare e innamorandoci delle ville diroccate dalle grandi verande, pensando a cosa deve essere svegliarsi la mattina con una vista così



Cerchiamo un posto per pranzare, ci mettiamo un po', ma come sempre scegliamo il posto più semplice una taverna sul mare: insalata, olive, feta, chips di zucchine fritte con la salsa all'aglio e chiediamo i calamari alla griglia. Il cameriere ci dice che dobbiamo assolutamente prenderli fritti perché sono squisiti, niente, dal fritto non c'è scampo, non ce la faccio più, però sono buoni. Per fortuna ci sono i pomodori che qui sanno di sole e l'olio, che è quasi sempre molto buono, che mi salvano. 



Come nei Balcani e anche in Turchia, usa ordinare molto di più di quello che poi si riuscirà a mangiare, sembra uno spreco, un segno di opulenza, ma in realtà è un convivio, un modo di stare a tavola a lungo, di bere accompagnando il cibo, piano piano, siga' siga'. Noi ci stiamo a lungo, siamo un po' persi all'idea di prendere il traghetto e, per la prima volta in un viaggio, a questo punto, ci allontaniamo ancora di più invece di girare la macchina e tornare verso casa. 
L'aria si è rinfrescata, ma ancora c'è il sole che scalda, c'è gente in acqua, chissà se a Chios riuscirò anche io a fare l'ultimo bagno della stagione... 



Troviamo una taverna di rembetiko sul porto, poco prima dell'imbarco, non resistiamo, beviamo l'ultimo ouzo mentre la gente balla e tira garofani ai suonatori, è tutt'oggi che cercavamo un posto così per salutare Athina. Siamo in mezzo a capitani e ad anziane prostitute, se volevamo trovare la vecchia atmosfera del porto, quando i profughi da Smirne tornavano alla loro Hellas, forse un po' ci siamo riusciti, bisognerebbe solo avere più tempo in questo momento. Per quanto ero pronta a partire prima, ora rimarrei qui all'infinito. Mi hanno anche scambiato per greca... 



Arriviamo sul traghetto e ancora prima che la nave si stacchi da terra, sono tutti davanti al televisore a guardare la partita. Partiamo con una precisione che ci lascia basiti, sono le otto e il traghetto si stacca dal molo, sono abituati a girare per mare. La nave è molto moderna, ciondoliamo un po' sul ponte, sono un po' insofferente ai traghetti, non si può scappare, ma penso che la cosa peggiore sarà la sveglia alle quattro per sbarcare alle cinque. Speriamo di dormire un po', la Turchia si avvicina e ho molti pensieri che mi passano per la testa. 



Ale si ferma sul ponte a parlare con un signore che abbiamo appena conosciuto, io inizio a pagare un po' il mal di mare e invece che sulle poltrone ancora una volta mi sdraio per terra a cercare di prendere sonno.