venerdì 31 ottobre 2014

AndarViaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXVIII parte

Salonicco è una città che ti porta a vivere la notte
La colazione c'è fino alle undici, noi ne approfittiamo per dormire un po' di più, ieri notte abbiamo fatto tardi, Salonicco è una città che ti porta a vivere la notte, ha un sacco di locali e la gente è abituata a mangiare e a stare in giro fino a tardi.








Fuori c'è il sole finalmente, ma mi sa che oggi con i nostri ritmi ce lo godremo un po' poco. 

Vogliamo prendercela con calma, una giornata di stacco, di pausa, di musica, di passeggio, Thessaloniki è una città che c'è entrata nel cuore, è più ordinata di Atene, ma è un crocevia: la comunità ebraica, il fatto che prima faceva parte dell'impero ottomano, ci piace fermarci, viviamo meglio. 


Come al solito non riusciamo a stare lontano dal mercato e ci sediamo in una locanda a bere retsina e ascoltare rebetiko, saremo monotoni, ma quest'aria malinconica, questa bile nera, non vogliamo rinunciarci quando riusciamo a trovarla. La Grecia è nel nostro viaggio, il centro, tutto ruota intorno a questo posto che ci affascina e ci fa vivere le cose in una maniera a noi più vicina, più vera, più sentita. Sono le quattro del pomeriggio e non abbiamo nessuna intenzione di muoverci da qui. Alla fine per merenda prendiamo panceta come la chiamano qui e c'è la servono nel classico modo in cui si presentano tutti i piatti di carne, riso scotto e tante patatine fritte, ci piace stare leggeri... 




Appena scoprono che siamo italiani sfoggiano tutti un sorriso e la classica frase: una faccia, una razza, i musicisti provano anche ad accennare una canzone italiana che purtroppo non riusciamo a cogliere. Chiedo kegome (bruciami), mi mette sempre i brividi quando la sento, ce la dedicano, sono felici che apprezziamo e conosciamo le loro canzoni, brindano con noi, ci baciano, ci augurano kalì kardia, buon cuore; è difficile scrivere e rendere in parole questi momenti. 



Purtroppo dalla mia boccaccia, spesso e volentieri, escono parole turche, invece che greche e visto il loro amore e odio, tutte le volte che succede mi sento in forte imbarazzo, per fortuna sembra che mi vogliano bene lo stesso, visto il loro calore e interesse nei nostri confronti. Il pomeriggio passa così, quasi senza accorgercene... Ale inizia a ballare, gli lanciano i tovagliolini dai tavoli, siamo tutti entusiasmati, è quello che cercavamo, anche se probabilmente per un po' sarà l'ultima volta, è bellissimo. 
Va bene, alla fine ho ballato anche io, il tsifteteli, una sorta di danza del ventre, mi hanno detto che sono una grande ballerina, ma in questo momento sono solo tutta rossa e mi tremano le gambe. 
Alla fine ci troviamo tutti allo stesso tavolo, tutti vicini, mi dicono di non perdere mai il mio sorriso, io ne sono lusingata; ci spiegano i testi delle canzoni, ci scambiamo gli indirizzi, io lacrimo un po' dentro, ci alziamo alle nove, il locale chiude e noi siamo smarriti, non sappiamo più cosa fare. 

Passiamo in albergo, tergiversiamo un po' non sappiamo se infilarci nel letto o uscire di nuovo, ma alla fine Salonicco chiama e noi ci ritroviamo di nuovo in strada. 




Andiamo al Prigipessa, un club di rebetiko, si riempie tardi, sono le undici, ma siamo i primi clienti, ci sentiamo smarriti, salutiamo la Grecia, Ioannina domani ci sembra già Balcani. 
Il viaggio scivola via, ma ogni giorno mi regala qualcosa in più, a volte è complicato, stancante e anche difficile, ma comunque per me è impagabile, il modo migliore di spendere la vita.