giovedì 23 ottobre 2014

Andarviaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXI parte


Questa mattina, mi sento molto più riposata, penso ieri notte di essermi addormentata di sasso. La colazione in cima all'albergo prevede caffè brodaglia e simit ripieno di formaggio spalmabile, buono.
Mi fa strano  pensare che stasera ritroveremo Ekin e che saremo ospitati a casa sua, prima però facciamo un po' i turisti e usciamo a visitare la città. Andiamo verso la parte più antica della città chiamata Konak, passando per il lungomare, il Kordon, c'è una bellissima luce, peccato per i brutti palazzoni che si vedono ogni tanto.






La prima cosa che incontriamo sulla nostra strada è la piccola Konak Camii, famosa per le decorazioni fatte con le piastrelle di Kutahya e la Saat Kulesi, la torre dell'orologio, simbolo della città con intorno venditori di mais per dar da mangiare ai piccioni. 


Poi ci infiliamo nel bazar, prendiamo subito un succo di melagrana dal costo di due lire turche, sessanta centesimi di euro, proprio uguale a Rimini in certi posti... 



Non resisto mai al fascino dei mercati, l'atmosfera che si respira per me è l'anima di una città, data dalla gente, dalla merce che compra, dalla vita di tutti i giorni che vive. È il secondo bazar della Turchia e in effetti, ci perdiamo subito. 


Puoi trovare di tutto: pomposi abiti da sposa e da cerimonia,  animali, vestiti, elettrodomestici, fiori, piante e puoi mangiare di tutto, cozze crude servite con il limone, gozleme, simit venduti nei classici carretti rossi, interiora e carne di tutti i tipi, pesce con il suo odore intenso, frutta, verdura e conserve di giardiniere, spezie, frutta secca e dolci.



Visitiamo una delle moschee del mercato e poi usciamo un attimo per vedere l'Agorà, purtroppo in questo momento sembra un enorme discarica, ma è perché la stanno risistemando e in effetti è chiusa al pubblico.



Per una pausa rientriamo al mercato e vicino alla fontana per le abluzioni di una moschea ci prendiamo un serbeti, una rinfrescante bevanda al limone non meglio identificata. 










Troviamo il caravanserraglio, è pieno di negozi forse un po' più turistici, ci stiamo ubriacando di gente e confusione, usciamo. Ci fermiamo per mangiare un iskender kebab, e riusciamo a trovare anche due bicchieri di vino rosso, il cameriere è simpatico e ci prende un po' in giro dicendo che sembriamo turchi. 





Proseguiamo per andare a vedere l'asansor, dall'alto domina tutta la città, la passeggiata è molto lunga e i quartieri sono molto più tranquilli che in centro, ma la cosa più affascinante sono le vecchie case ottomane in rovina, fra un casermone e l'altro.





Torniamo verso l'albergo, chiedendoci come sarà da Ekin, non riusciamo ad immaginarlo, anche andare in macchina sarà difficile, è un po' più spostato dal centro, sempre sul mare e sarà faticoso trovare dove abita. 
Come al solito il nostro telefono ci abbandona nel momento del bisogno, ci fermiamo in un bar dove il proprietario gentilmente contatta Ekin per noi, è l'occasione per berci il primo cay, sdebitarci un po' e aspettare Ekin che ci venga a prendere... 





Quando arriviamo a casa dei nostri ospiti entriamo in altro mondo. Prendiamo un aperitivo a base di raki e frutta secca in salotto, i nostri ospiti, nonostante noi siamo poco abituati a queste situazioni, ci fanno subito sentire a casa. Ci diamo una rinfrescata e poi ci sediamo a tavola, la cena è abbondante e squisita, harika, il mio problema è cercare di assaggiare tutto senza scoppiare, oltre alle buonissime meze, c'erano la lingua e la pasta turca (una specie di piccole tagliatelle spezzettate) condita con formaggio e basilico secco, Sibel, la mamma di Ekin è una cuoca sopraffina. È difficile dire di no, ma fra il raki e il cibo sono veramente piena. Parlo un po' con il papà di Ekin è una persona molto attenta, è bello parlare con lui, ad un certo punto in mezzo ai nostri discorsi mi dice: "La cosa importante è essere felici con sé stessi è l'unico modo per far star bene anche gli altri", io ascolto e annuisco a lui e anche in cuor mio.
Ci spostiamo in veranda per fumare (faccio dare anche un tiro di sigaretta alla mamma di Ekin, di nascosto dal padre, è una bellissima donna, ed è piacevole cercare di parlare con lei, in tante lingue differenti, ma fra donne ci si capisce), ci portano  macedonia di frutta, gelato, castagne glassate, caffè turco e grappe. È tutto splendido, parliamo tanto con Ekin, c'è molto da dire, parliamo di vita, di amore e di cose fatte, Ekin ad un certo punto dice che l'essere umano è viziato vuole sempre qualcosa di più dalla vita anche se sta bene, stiamo in silenzio perché sappiamo tutti e tre che è così...
Continuiamo la serata in chiacchiere è bello rincontrare un amico...
È passata anche la terza settimana.