sabato 25 ottobre 2014

AndarViaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXII parte

Una colazione ricca e varia
 Ieri abbiamo passato tutta la giornata assieme ad Ekin, ci siamo goduti un po' la sua compagnia prima di riprendere il nostro viaggio. La mattina è iniziata subito con una ricca  e varia colazione, così ricca che potrebbe essere sufficiente per tutta la giornata.
Ekin ci ha portato a visitare Foca, un porticciolo sul mare a cinquanta chilometri da Izmir. Ci siamo presi un caffè turco e poi al ritorno abbiamo fatto la strada costiera, il tempo era molto variabile e ad un certo punto nel cielo è apparso l'arcobaleno. 








Dopo aver messo giù la macchina, siamo tornati in centro ad Izmir con il vapur, il traghetto. Ha iniziato a piovere a dirotto e ci siamo fermati in una meyhane di pesce davanti all'Albero della Repubblica


Mentre parlavamo con Ekin mi ha preso molta malinconia, è difficile trovare il proprio posto nel mondo e anche quando pensi di averlo trovato tutto cambia da un momento all'altro e tu devi essere solo capace di capirlo e di riuscire a vivertelo in qualche modo... 


Abbiamo finito la serata con una birra sotto casa e ci siamo sentiti tutti e tre molto vicini. Mi è venuto un po' di magone, non perché non sia stato bello, ma perché in certi momenti vivi le cose in maniera più intensa e ti rimangono dentro, ma sai comunque che si stanno consumando velocemente. 
Nella notte ho sentito il canto del muezzin nonostante ci sia abituata ormai, la voce cantilenante mi mette in una specie di trans e mi sono fermata ad ascoltarla finché non mi ha fatto riscivolare nel sonno. 

Questa mattina ci svegliamo prestissimo per salutare Ekin prima che esca per andare al lavoro, è strano farlo così assonnata, forse è meglio, così capisco di meno, poi ci rimettiamo a sonnecchiare perché l'appuntamento per la colazione è alle nove. È  un po' imbarazzante stare seduti a tavola noi due soli con i genitori di Ekin, ma loro sono  molto ospitali e la colazione come al solito squisita, ma troppo abbondante per le nostre abitudini. Loro mischiano il dolce e il salato, quindi la tavola è imbandita di tutto, simit, formaggi, olive, yogurt, pomodori e cetrioli, pane al cioccolato, frutta e fichi secchi, miele, frutti di bosco, rucola e prezzemolo, borek, strani wurstel rossi e uova, il tutto accompagnato con spremuta d'arancia e cay. 
A fatica riusciamo a rimetterci in moto per partire, ma è ora, salutiamo, ma soprattutto ringraziamo di cuore e riprendiamo la macchina per andare verso Pergamo, Bergama in turco.




Accediamo all'Acropoli tramite una funivia, prima dell'entrata mi metto a fare le coccole a quattro cuccioli di cane dolcissimi, me li sarei portati a casa tutti. Dentro tanti, tanti sassi, qualche colonna e poco altro, probabilmente sarebbe stato meglio se anni fa, a Berlino, fossimo andati a visitare il Pergamonmuseum. Tranne il tempio di Traiano, l'anfiteatro e il tempio di Dioniso, le rovine rimaste, in confronto ad Efeso, sono nettamente inferiori per numero e qualità e nella nostra ignoranza facciamo più fatica ad emozionarci, c'è un atmosfera di desolazione intorno a noi, nonostante la presenza di alcuni turisti. 





Tornati giù andiamo a visitare la Basilica Rossa, Kizil Avlu, costruita  anticamente per il culto degli dei egizi e in particolare  dedicata ad Iside è bella, ma è in ristrutturazione, necessità ancora di molto lavoro e quindi l'impressione generale lascia un po' a desiderare. 








Pausa merenda con una coca cola e un toast Ayvalik, ancora stiamo discutendo cercando di capire cosa abbiamo mangiato, comunque era buono e fra la gente del posto riscuote un discreto successo.



Decidiamo di ripartire e prendere la strada per il mare e per il paesino dove abbiamo deciso di fermarci per la notte, Ayvalik, come il nostro toast. Troviamo un alberghetto discreto, un po' fermo agli anni Settanta, ma ci danno una stanza vista mare e abbiamo la macchina parcheggiata subito sotto. Ne approfittiamo per fare un po' cambio valigie, in fondo siamo praticamente a metà viaggio e i panni iniziano a scarseggiare, in più si è fatto freddo e dobbiamo tirare fuori i vestiti più pesanti. Stiamo un po' nella hall, a cercare di prenotare l'albergo per Bursa, fuori ha iniziato a piovere tanto. 

Quando usciamo ci infiliamo nella zona del bazar e quasi subito troviamo una locanda che fa al caso nostro, è presto, ma la vita qui finisce velocemente e piove quindi ci sediamo per cenare. Anche qui troviamo tante commistioni con la Grecia, probabilmente erano greci musulmani che sono venuti qui da Lesvos dopo lo scambio di popolazioni. Mangiamo con qualche meze e prendiamo una decisione, non andiamo a Istanbul, niente Bosforo, lo spostamento sarebbe troppo lungo, in cuor mio un po' piango, ma so che è la scelta migliore. Siamo praticamente a metà viaggio, da una parte mi sembra di essere via da tanto, dall'altra, da quando abbiamo lasciato la Grecia, mi sembra di vivermi un altro viaggio. 
Riusciamo a fare la chiusura del ristorante anche stasera, parliamo un po' del futuro e di casa, inizio a sentire le situazioni che stanno cambiando...