mercoledì 22 ottobre 2014

Andarviaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XX parte


La seconda sveglia di seguito all'alba, non la meritavo, il sole sta sorgendo dietro alla Turchia e i galli cantano. Ma il traghetto parte presto e bisogna andare, salutiamo Chios e anche la Grecia, ma quest'ultima solo per un po'. Torniamo al bar di ieri mattina per un caffè e poi all'imbarco, passando per il controllo passaporti perché usciamo dall'Unione Europea.


Il nostro traghetto oggi non parte, ci spostano su un altro, il problema è che è minuscolo, a fatica ci entrano tre macchine e invece le macchine, sono quattro, più una montagna di bagagli del gruppo di coreani saliti con noi, sono molto curiosa di vedere come andrà a finire la faccenda. 
Dopo una lunga attesa, ci fanno salire, è stato molto divertente vedere questo strano incastro, il portellone non si chiude del tutto, ma non c'è problema si può partire. 



Il traghetto è piccolo e vecchio, sembra di viaggiare in un'altra epoca, mentre siamo seduti facciamo conoscenza con Sakis e Lena, lui è un professore universitario di astronomia e lei restauratrice, sono di Salonicco, ma hanno una casa anche a Chios. Sono due persone squisite, hanno viaggiato tantissimo, sono molto aperte di mente e ci danno preziosi consigli sul nostro primo itinerario turco. 



Arrivati in dogana è andato tutto liscio, altri ragazzi turchi, anche loro conosciuti sul traghetto, ci aiutano a velocizzare e a sbrigare le varie formalità. Sono stati tutti veramente gentili e adesso, come consigliato, partiamo, prima tappa Alacati, un paesino molto turistico, anche se ormai è fine stagione, che mantiene ancora molto caratteri greci. 

Vorremmo visitare la Kilisesi Camii, la chiesa moschea, ma al primo tentativo sbagliamo moschea, ci sono due ragazze che pregano e ci chiedono cosa cerchiamo,  io con il mio turco stentato riesco a farmi in qualche modo capire e loro ci indirizzano nel posto giusto.
Quando arriviamo, mi metto il fazzoletto in testa, ci togliamo le scarpe, entriamo, una moschea come tante se non fosse per una specie di pesante sipario che nasconde la parte vecchia della chiesa bizantina originale. 





È veramente uno strano posto, una strana commistione, tante cose sono simili, ma nello stesso tempo siamo in un altro paese, così questa mattina sostituiamo il kulurì con il simit


Prendiamo la macchina e in autostrada andiamo verso Efeso, ho tempo di pensare un po',  questa è per me, la parte del viaggio che mi entusiasma di più, non che il resto non sia stato comunque bellissimo, ma ora sono tornata in Turchia e in questo momento sono molto emozionata. 
A Efeso mi sento veramente lontana da casa, forse in questo istante, anche se è solo una sensazione, è come se la vacanza fosse al suo culmine, una specie di giro di boa.


Prima di visitare il sito aspettiamo l'una e mezza, l'apertura delle banche per cambiare gli euro in lire turche e io ne approfitto per bere il primo ayran, yogurt allungato con acqua e sale, solitamente non mi piace lo yogurt, ma in questo modo lo apprezzo molto. 
Entriamo al sito verso le due, qui fa caldo, l'impatto è immediato, tantissime le colonne, i resti dei vari edifici, gli archi trionfali, ci sono anche le latrine pubbliche... Sono facilmente riconoscibili le varie fasi: quella greca, quella romana (molti elementi mi ricordano un po' Roma e i fori imperiali, sarà anche per i gatti e i pini marittimi) e quella bizantina. 





Andiamo a vedere l'anfiteatro, ma quello di Epidauro, visto in un altro viaggio, è piaciuto ad entrambi di più. Poi da lontano la vedi, anche se ho visto migliaia di immagini, rimango incantata: la biblioteca di Celso, è maestosa e non sono proprio in grado di descriverla, non trovo le parole, mi risuccede, come mi è capitato poche volte nella vita, di sentire la storia, e di avere un brivido... 









Al ritorno passiamo da Sirince, ce l'hanno consigliata i due signori sul traghetto, è un paesino sulle montagne, rimasto molto greco, con alcune chiesette in restaurazione. Ci fermiamo a fare una sosta in un posto stupendo, con una veranda sulla vallata, eravamo già nell'idea di bere te, pensando che non ci fossero alcolici, invece le due vecchiette ci propongono vino della casa e gozleme, un impasto di acqua e farina (possono vagamente ricordare i cassoni da noi) ripieno uno con formaggio e spinaci e l'altro con patate e carne speziata. Avevamo proprio  bisogno di una pausa e quassù si sta veramente bene. Mentre preparano una specie di pasta non ben identificata, ci offrono due cachi del loro giardino, non ci piacciono per niente sono troppo dolci, ma questo giro è veramente difficile rifiutarli. 





Decidiamo di andare a Izmir, domani vedremo Ekin, un caro amico e mio maestro di turco, ci ospiteranno lui e i suoi genitori per due giorni, ma stasera arriviamo tardi e non vogliamo disturbare. Io mi addormento, non riesco a tenere gli occhi aperti, quando arriviamo il traffico per entrare in città è allucinante, noi non abbiamo cartine fatte bene e trovare parcheggio e albergo sarà lungo e difficile. 
In effetti è stato un po' difficoltoso, probabilmente la stanchezza non ha aiutato, ma alla fine abbiamo trovato un hotel carino, in centro forse leggermente più caro del solito, ma va benissimo, abbiamo bisogno di una doccia. Quando usciamo facciamo un giro per il lungomare, a primo impatto Izmir ci lascia perplessi è tutto molto artefatto, ma è notte e non conosciamo la città, dobbiamo aspettare domani. Anche per trovare una meyhane (un ristorante che propone raki e meze) è difficile, alla fine troviamo Piero,  in una stradina più interna. Finalmente mangiamo melone invernale e formaggio bianco che con il raki è un accostamento prelibato, kokoreci, interiora di agnello, hummus, una salsa allo yogurt e peperoncino, molto piccante e piccole zucchine con il pomodoro, non finiamo tutto come usa anche qui.


Ci perdiamo in discorsi di viaggio, andiamo un po' troppo veloce, avremmo tutti e due bisogno di tempi più dilatati. Sono un po' stanca, sono contenta di essere qui, ma a volte è difficile riuscire a trovare un equilibrio fra la voglia di fare e quella di pensare. Iyi geceler, buona notte...