lunedì 10 novembre 2014

AndarViaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXXVII parte

...ci aspettano nove ore di viaggio
Ci siamo svegliati molto presto questa mattina, ci aspettano nove ore di viaggio, abbiamo deciso di fare tutta una lunga tirata per arrivare direttamente a Trieste, così ci rilassiamo due, tre giorni, non facciamo tappe intermedie, un po' per la stanchezza  di cambiare albergo, rifare le valigie ogni volta, ma anche perché abbiamo gli occhi pieni di posti visti e non ce la sentiamo di aggiungere altro, rischieremmo di lasciare qualcosa per strada.


Stipiamo la povera Ford Katerina, se era sul punto di scoppiare all'inizio del viaggio, lascio immaginare adesso. Salutiamo Sarajevo. Per uscire dalla città dobbiamo passare dal tristemente noto viale dei cecchini e davanti al giallo uovo dell' Holiday Inn



Dopo tre ore arriviamo in frontiera frugano un po' in macchina per sapere se abbiamo qualcosa da dichiarare, per fortuna è una cosa veloce e non molto approfondita, in poco tempo siamo tornati dentro l'Unione Europea, niente più dogane e controlli, non ci possiamo quasi credere. 



Il viaggio per attraversare la Croazia è infinito, guido un paio d'ore anch'io, così oltre a far riposare un po' Ale, ne approfitto per riprendere un po' di confidenza con la macchina  è un mese e mezzo che non guido e in fondo mi rilassa abbastanza, almeno finché non cala il buio e rifacciamo cambio. Finalmente arriviamo a Trieste,  per me, negli anni, è diventata come l'anticamera di casa,  l'ingresso, il posto dove ti togli il cappotto, ti metti comodo, dove ti riadatti al tepore, al calduccio, ti prepara, ti dà un'idea di quello che sarà una volta tornati definitivamente. 
Arriviamo alle Torri di Slivia, rivediamo Corrado, ormai un grande amico, oltre che una persona splendida, per noi è quasi casa, la tappa finale di tanti nostri viaggi, il posto è bellissimo e in più, come valore aggiunto, dopo quaranta giorni di viaggio ho ritrovato un bidet... 



Usciamo subito per cercare un osmica, significa otto giorni, ormai se anche non è più propriamente così, è il tempo ridotto in cui ogni famiglia può aprire la propria casa e vendere il proprio vino e i propri prodotti, tendenzialmente uova, maiale, formaggio e verdure in conserva, ogni posto è diverso, ogni aia è diversa, in ogni momento dell'anno ne trovi una differente aperta, da un certo punto è talmente lontana anche dalla nostra idea di agriturismo che per capirla appieno l'unica cosa da fare è venire qui e viversela. 
Siamo al coperto sotto una pioggia torrenziale, beviamo vino bianco, malvasia e vitoska, un loro uvaggio tipico, mangiamo tanto maiale, il loro prosciutto, squisito e tagliato al coltello, spalla di cotto con il cren grattugiato sopra, pancetta aromatizzata con il timo, filetto con il lardo attaccato... un tavolo di ragazzi vicino a noi suona la chitarra, Redempition song e November rain, mi sembra di essere tornata ragazzina e sotto il rumore della pioggia, ripenso a tutto il nostro viaggio da quassù.