lunedì 3 novembre 2014

AndarViaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXXI parte

Usciamo a scoprire Berat
 Dopo undici ore di sonno questa mattina, mi sento rinata, fuori è bel tempo, facciamo colazione e le nostre cose con calma, l'albergo,  tutto in legno e pietra è molto carino e intimo, e poi usciamo a scoprire Berat in questa domenica di sole. 


Prima visitiamo la zona intorno al nostro albergo, dentro al castello, chiamata Kala, facciamo il giro delle mura e ci imbattiamo nell'ordine: nella Chiesa di San Giorgio, sventrata ai tempi del comunismo, trasformata in ristorante nella parte superiore, la visitiamo dentro è veramente particolare, sembra un magazzino, ma la chiesa è funzionante e ha un suo strano fascino; poi nella cisterna, che ci mette un po' di ansia da profondità e quindi scappiamo subito. 
 




In una parte panoramica, facciamo le foto della città bassa e del fiume Ozum, che l'attraversa, poi visitiamo la cattedrale-museo Onufri, non si possono fare foto dentro, ma la cosa più bella è  l'iconostasi,  fine Settecento, primi dell'Ottocento, chiamata la dormizione di Santa Maria dall'icona più importante, fatta in legno di noce, incisa, scolpita e poi dorata. 




Scendiamo dal castello per la lunga e scivolosa discesa, andiamo a visitare il Museo Etnografico e Casa ottomana, a me piacciono sempre tanto, anche se forse Ale non ce la fa più a visitarle sempre tutte. Questa è molto bella, sopratutto il verone, la parte aperta, utilizzata d'estate, costruita in legno, poi la camera del telaio, la cucina e la camera degli ospiti con i sofà bassi, fulcro di tutta la vita della casa. 







Visitiamo anche la Moschea del Sultano e la Tekke annessa, la casa di preghiera dei dervisci rotanti, con il soppalco per i musicisti, entrambe hanno un soffitto in legno colorato molto bello. 













Facciamo una pausa nella zona musulmana e assaggiamo la rinomata pizza albanese, io ho anche il coraggio di bere una birra analcolica, comunque, anche se l'abbiamo presa con un prosciutto che prosciutto non può essere, è molto soffice e fragrante. 


Lungo il fiume, nella zona pedonale ci fermiamo per un caffè e guardiamo la gente che passa, mentre cala il sole dietro la montagna, dopo tutta la strada e il casino, qui c'è una grande pace. Camminiamo nel quartiere al di là del ponte, Gorica, ci perdiamo nelle sue stradine, quasi delle mulattiere. È molto presto stiamo pensando se mangiare qua o tornare nella pace del nostro piccolo albergo arroccato. Ci fermiamo a prendere un tè per scaldarci, l'unica cosa che oltre a non esserci donne sole che passeggiano, non c'è neanche una donna seduta al bar, e questa cosa non mi mette del tutto a mio agio. 





Decidiamo per tornare all'hotel, mangiamo nella tranquillità e un po' nel freddo della sala ristorante, sulle panche ricoperte di pelli di pecora, e nel frattempo studiamo i vari itinerari di viaggio per il ritorno a casa, è tutto un po' strano. 
Anche stasera vogliamo andare a letto presto, ci aspetta un lungo e difficile viaggio per Podgorica, dove ci aspetta Hajra, una nostra amica, il valore aggiunto di questo viaggio, oltre ai posti visti è sicuramente il piacere di rivedere i vecchi amici. Ad un certo punto va via la luce in tutta Berat, rimaniamo a lume di candela, fuori a parte la luna e le stelle è tutto buio, rimango da sola per un po' e mi sembra di essere sola al mondo è una sensazione che non riesco neanche a descrivere... 
Manca anche l'acqua, senza parole... per fortuna ad un certo punto ritorna tutto. 
Vado a letto pensando ai chilometri fatti, alle persone incontrate e alle situazioni che ho vissuto, in maniera molto intensa, c'è un po' di stanchezza di fondo, ma penso sia data dall'essere piena di tutto ciò che questa vacanza in tanti giorni di viaggio mi ha regalato.