sabato 8 novembre 2014

AndarViaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXXV parte

...ho la sensazione che la pagheremo cara entrambi
Stanotte ho dormito tanto, la colazione servita nella sala del ristorante, di epoca comunista, vista ponte, è molto strana, ti portano un piccolo menù da cui tu ordini un piatto, come se fosse un pranzo, Ale si è rimangiato kaymak e ustipci e io insalata di tonno servita con cipolle e patate, ho la sensazione che la pagheremo molto cara entrambi.
Dopo la doccia finalmente andiamo a vedere il ponte, è anche venuto fuori un debole sole, appena svegli c'era la nebbia, oltre che essere chiuso l'accesso, stavo disperando anche in una foto decente.





Invece, oltre a fotografarlo, ci siamo intrufolati nel cantiere, seguiti da un'altra coppia di signori, io non mi sento mai a mio agio quando Ale si lancia in queste iniziative, ma devo dire che passeggiare sopra il ponte chiuso e arrivare nella parte centrale dove la gente una volta soleva fermarsi è bello e ne è valsa la pena. 






Facciamo un giretto per Visegrad, in mezzo ai palazzoni di epoca comunista, gli orticelli pieni, in questo periodo, di cavolo cappuccio, vecchie casette, cimiteri e infine il povero ed essenziale mercato, è piccola, ma è piacevole passeggiare sul suo lungo fiume, poi riprendiamo la macchina e la giriamo verso la nostra amata Sarajevo





Ci ha fermato la polizia, probabilmente volevano solo due soldi, ma la tattica da finti tonti e: 'mi dispiace ma noi non conosciamo la vostra lingua' ha funzionato per lasciarci andare velocemente. 


Ci fermiamo sul monte Trebevic, in una specie di baita, molto trasandata, c'è l'agnello allo spiedo, la signora non parla una parola di inglese è tutto molto ruspante e a noi l'unica cosa che ci rimane da fare è sperare bene... Alla fine a parte il bagno improponibile, il pranzo era discreto, lei gentilissima e il conto ridicolo, siamo pronti per entrare a Sarajevo e trovare la nostra pensioncina. 






L'arrivo in città è sempre emozionante e poi, la prima cosa in cui ci imbattiamo è la famosa biblioteca, finalmente è aperta, finalmente la possiamo vedere senza impalcature, passiamo anche davanti al Markale, mi rendo conto di essere contenta di stare di nuovo in questo posto, particolare, bello e anche sempre molto toccante per me. 






Ci sistemiamo in albergo e poi usciamo, direzione biblioteca, aspettavamo entrambi da anni questo momento, il simbolo per la città è diventato un simbolo anche per noi, per vicinanza o forse per un senso di solidarietà. È aperta anche dentro, non lo sapevamo, rimaniamo ancora più affascinati dai colori, dall'architettura e anche dalle foto di come era prima, durante il conflitto e poi nella ricostruzione. 



Poi andiamo verso la Bascarsija, passiamo davanti alla Fontana Sebijli sul calar della sera e facciamo una sosta per il primo vero bosanska kahva. Facciamo un lungo giro a piedi e ci perdiamo un po' così senza fare o vedere niente di particolare, ad un certo punto ci imbattiamo e chiaramente entriamo, in un vecchio bar, che ci piace tantissimo, il Potjernica, pieno di vecchia paccottiglia, anche il bagno è senza parole, è pieno di oggetti fra i quali un piccolo televisore in bianco e nero, sempre acceso. 






Stasera sono nostalgica e per aumentare questa sensazione andiamo a mangiare da Sali e Mevlida, nella trattoria sopra il mercato della carne, gli portiamo le foto che abbiamo fatto due anni fa, loro sono identici lei lavora e lui seduto al tavolo al suo solito posto, che non muove un dito. Altre persone che riusciamo a rincontrare in questo viaggio, passiamo una bella serata, torniamo un po' indietro nel tempo, ogni tanto fa bene. 




Sarajevo è una città per non dimenticare.