domenica 9 novembre 2014

AndarViaggiando
Da Rimini verso Est
Reportage di viaggio di Paoletta - XXXVI parte

decidiamo di prendercela come se avessimo tutto il tempo del mondo
L'ultimo giorno a Sarajevo, decidiamo di prendercela come se avessimo tutto il tempo del mondo, anche se non è così, domani ci aspetta un lungo viaggio. Ci attardiamo a colazione, la saletta arredata nel classico stile ottomano con i divanetti e le sedute basse, aiuta molto in questo. 
Usciti dalla pensione incontriamo due signori che abbiamo conosciuto ieri sera al ristorante, uno dei due parla italiano e continua a chiamarmi Anna Magnani, ha dei baffetti molto simpatici e adora l'Italia, noi invece gli spieghiamo che adoriamo Sarajevo




Passiamo dal Latinski Most, il ponte latino, e dal museo di Gavrilo Princip, l'attentatore di Francesco Ferdinando, la sua uccisione è stata la causa scatenante dell'inizio della prima guerra mondiale. Continuiamo verso, come la chiamo io, la piazza degli scacchi,  tutte le volte è bellissimo vedere tutta questa gente impegnata a guardare i giocatori che si susseguono, e io faccio l'ennesima foto della stessa situazione, nello stesso posto. 



Passiamo dal mercato della carne, dove abbiamo cenato ieri sera, ci fanno sentire i loro prosciutti affumicati, la carne è scura e il sapore è intenso, ma anche se  è diverso dal nostro si scioglie in bocca ed è molto buono. 






Passiamo al markale e  in mezzo ai volti, spesso segnati, dei venditori e dei clienti, in mezzo ai colori, agli odori e al casino, è  difficile, gli occhi cadono sempre su quei nomi, scritti sullo sfondo rosso... 








Ci fermiamo in una vecchia kafana davanti al mercato, io prendo un te e ancora siamo qui a guardare il mercato e la gente dall'altra parte della strada, certe cose non si riusciranno mai a concepire fino in fondo, come i palazzi crivellati, i segni delle granate per la strada, gli occhi della gente. 




Continuiamo a camminare, torniamo nella bascarsija in mezzo ai negozietti dei venditori di rame, inizia a sgocciolare e Ale propone di andare a mangiare qualcosa al Park Princeva è il vecchio ristorante per la clientela internazionale che negli anni è passata da Sarajevo, un po' troppo tirato forse, ma ci concediamo  l'ultimo pranzo all'estero e poi la vista da quassù, su tutta Sarajevo, lascia a bocca aperta. 
Mangiamo sopska salata, pomodori, paprika, cetrioli e formaggio saporito grattugiato sopra, costolette di agnello e Sarajevo sahan, pomodori, cipolla, zucchine e paprika ripieni di carne, con il kaymak sciolto sopra, buono. 
Stiamo a tavola più di due ore, non ci perdiamo nulla, perché Sarajevo è stato un posto di passaggio, il nostro viaggio in un certo senso è già finito, questi ultimi giorni ci servono solo per raccogliere le idee su quello che è stato e su quello che sarà. 







Scendiamo a piedi dalla collina, passiamo in albergo, facciamo un giro in mezzo al via vai serale della gente e all'ora dell'aperitivo siamo di nuovo nel posto di ieri sera, con musica stile vecchio swing per sottofondo e per l'occasione riassaggio anche la Sarajevsko Pivo, la birra prodotta nella fabbrica in città. 
Riusciamo ad essere un po' abitudinari anche in soli due giorni, ma fuori inizia a essere freddo e il calore di questo posto è avvolgente, così magari riusciamo a contenere un po' la malinconia. Non so come finiremo la serata, forse dormiremo poco, anche se domani ci aspettano tante ore di macchina, forse in cuor nostro partiremmo già adesso, non perché non ci piaccia stare qui, ma solo perché forse sarebbe tutto un po' più facile... 




Ad un certo punto si sente 'a chi sorriderò se non a te, lo sai mi hai fatto male lasciandomi sola così, ma non importa io ti aspetterò..'  Abbiamo conosciuto dei ragazzi, abbiamo parlato molto, volevano andare a bere qualcosa tutti assieme, ma è già tardi e domani ci si alza presto, decliniamo l'invito a malincuore. 
È veramente tutto molto strano.