lunedì 6 aprile 2015

La ritualità del pranzo di Pasqua
Luca Ioli

Colazione di Pasqua*

La Pasqua è fatta di gesti rituali e tradizionali che ci ricordano come eravamo.

Il pranzo di Pasqua è uno degli appuntamenti in cui, nonostante la globalizzazione, sopravvivono una quantità di simboli provenienti dalla nostra tradizione.
Chiedetevi come mai nella società dell’etto di pasta e della verdura, iniziate un pranzo mangiando un uovo benedetto e salame con il pane (o con la pagnotta, se siete nati nella zona cesenate). 
Già questi tre ingredienti, nella cucina di tutti i giorni, basterebbero per chiudere un pasto e invece sono il preludio di cappelletti o lasagne, agnello al forno con patate, colomba e uovo di cioccolato.

Il pranzo di Pasqua è un esorcismo contro la fame, un gesto ancestrale. Il concetto di fame è inconcepibile per le generazioni dai 50 anni in giù, ma ben presente in chi ha dai 70 anni in su. Non tanto tempo fa, e qualcuno può ancora raccontarcelo, succedeva di non avere nulla da mangiare la sera.
L’uovo è una speranza di nuova vita, scambiarsi uova era di buon auspicio già in epoca persiana e ai tempi dei romani si usava seppellire uova rosse per augurio di fertilità.
Mangiare il salame nel Medioevo era l’allegria per la fine della Quaresima, ma soprattutto significava essere nei tempi giusti perché la stagionatura dei salumi prodotti in gennaio/febbraio con la smettitura del maiale fa “maturare” il salame proprio alla fine di marzo/inizio di aprile.
Il calendario era un optional, ma tutti sapevano quando era Pasqua.
La colomba portò il ramoscello d’ulivo dopo il diluvio ed è simbolo della ritrovata pace.
L’agnello è il simbolo di Gesù Cristo ma è anche importantissimo nella simbologia dell’antico testamento e della pasqua ebraica (protegge i propri figli contro i castighi di Dio come ben sa il Faraone d’Egitto).

Ancora oggi nella zona della Valle del Savio e di Cesena la pagnotta pasquale durante la lavorazione viene benedetta tre volte, anche in forni famosi come quello di Raffaello Rossi a Sarsina.


Quindi, come farò anch’io, prendete per mano i vostri bambini e portateli a Sant’Andrea il sabato mattina a benedire le uova da Don Aldo Amati. Lui non farà una benedizione sbrigativa, ma vi spiegherà il gesto, poi con loro colorerete le uova sode e farete la “battaglia” di Pasqua scegliendovi la vostra e sbattendola contro quella del commensale, infine ve la mangerete con il sale a morsi e per una volta il colesterolo potrà attendere.

La foto è tratta da 
www.alberghitipiciriminesi.it